Il baseball non è solo uno sport, ma un prodotto di intrattenimento. E se il sistema di challenge automatico per le chiamate di strike e ball (ABS) ha il merito di migliorare la precisione arbitrale, il vero valore aggiunto risiede nei pochi secondi di suspense che precedono la sua risoluzione. Chi avrà ragione? Chi resterà smentito? E soprattutto, chi dovrà subire l’onta di un errore clamoroso?

La domanda retorica che aleggia negli spogliatoi – "Non è poi così facile, vero?" – trova terreno fertile in queste situazioni. Domenica scorsa, Rob Refsnyder dei Seattle Mariners ha sfidato una chiamata di strike tre nel nono inning, ottenendo la conferma e poi colpendo il fuoricampo decisivo pochi lanci dopo. Un trionfo per il sistema ABS, che ha dimostrato la sua efficacia.

Ma per chi ama il baseball non solo come competizione, ma anche come spettacolo, il vero momento clou è arrivato venerdì. Durante una partita dei New York Yankees, il seconda base Jazz Chisholm ha sfidato una chiamata di strike con un gesto teatrale: si è toccato l’elmetto, come per dire "Non ci sto!". Una mossa che ha trasformato un semplice challenge in un siparietto degno dei migliori show televisivi.

Il video del gesto di Chisholm, condiviso su Twitter dall’account @ABS_Auditor, ha rapidamente fatto il giro dei social, diventando un caso virale. Per i tifosi, non si è trattato solo di una sfida arbitrale, ma di un momento di puro divertimento, in cui la tecnologia si fonde con l’emozione del gioco.

Il sistema ABS, introdotto per ridurre gli errori umani, sta quindi diventando anche uno strumento per aggiungere pathos e teatralità alle partite. E se da un lato gli umpire devono abituarsi a questa nuova dinamica, dall’altro i tifosi non possono che godersi lo spettacolo.

Fonte: Defector