La quinta partita di una serie NBA al 2-2 è sempre un appuntamento cruciale, e Detroit Pistons e Cleveland Cavaliers lo sapevano bene quando si sono affrontati mercoledì sera. L’atmosfera ad alta tensione al Little Caesars Arena ha regalato una delle partite più intense della serie: i Cavs hanno prevalso per 117-113 ai supplementari, portandosi a un passo dalle Finali di Conference della Eastern Conference.
Ma è stata davvero necessaria l’overtime? Il dibattito si è concentrato sull’ultima azione della partita regolare. Donovan Mitchell dei Cavs ha tentato il tiro della vittoria, ma è stato stoppato in modo spettacolare da Ausar Thompson dei Pistons, che ha recuperato palla. Mentre Thompson correva verso il canestro, è stato urtato da Jarrett Allen. Detroit era già in bonus, quindi un fallo avrebbe mandato Thompson alla linea per i tiri liberi decisivi. Eppure, i referee non hanno fischiato, e Cleveland ha vinto ai supplementari.
La decisione ha scatenato polemiche tra i tifosi dei Pistons, che hanno criticato aspramente l’arbitraggio sui social media. Anche la squadra ha in parte attribuito la sconfitta alla mancata chiamata. L’allenatore J.B. Bickerstaff non ha usato mezzi termini:
«Ha commesso fallo su Ausar. Era chiaro. Lo ha fatto cadere mentre andava per la palla persa».
Anche Cade Cunningham ha condiviso la stessa opinione dopo la partita:
«Tutti abbiamo visto la giocata. È chiaro che è stato un fallo. Thompson aveva il controllo della palla, correva in avanti e viene fatto cadere. È stato un fallo per tutta la partita, tranne in quel momento».
Persino alcuni commentatori neutrali, come Brian Windhorst di ESPN, hanno definito la giocata un fallo. Tuttavia, c’è chi sostiene che la serie non dovrebbe dipendere da una decisione presa a 20 metri dal canestro. In una situazione del genere, due giocatori si contendono una palla persa: il fatto che uno cada non implica automaticamente un fallo. Inoltre, Thompson avrebbe avuto pochissime possibilità di realizzare il tiro della vittoria, con meno di un secondo sul cronometro. L’unica strategia possibile in quel frangente sarebbe stata buttarsi a terra nella speranza di ottenere falli, ma la chiamata sarebbe stata comunque discutibile.
La partita ha dimostrato ancora una volta quanto sia complesso l’arbitraggio nelle situazioni ad alta pressione, soprattutto nei playoff. Mentre i Pistons si interrogano su cosa sarebbe potuto essere, i Cavs festeggiano il passo verso le Finali di Conference, pronti a scrivere un nuovo capitolo della loro stagione.