Il governatore della California Gavin Newsom, considerato uno dei principali candidati democratici per le presidenziali del 2028, si trova ora ad affrontare una guerra di successione interna che potrebbe compromettere le sue ambizioni politiche.
La mossa a sorpresa del senatore democratico Alex Padilla, che il 4 novembre ha dichiarato di non voler correre per il governatorato, ha gettato un’ombra sulle strategie di Newsom. Padilla, infatti, era stato a lungo indicato come il successore ideale del governatore, ma la sua decisione ha privato Newsom di un alleato chiave proprio nel giorno in cui il governatore ha ottenuto una vittoria nel referendum sulla redistribuzione dei seggi elettorali.
Newsom, finora, ha evitato di appoggiare apertamente un candidato alternativo in vista delle primarie di giugno. Con nessuna figura democratica chiaramente in vantaggio, il governatore preferisce mantenere buoni rapporti con chiunque emerga come candidato, per garantire una transizione fluida nel 2027 e 2028.
Le difficoltà nella scelta di un successore
La situazione si complica ulteriormente: molti dei potenziali successori di Newsom hanno già abbandonato la corsa o sono stati esclusi. Tra questi:
- La vicegovernatrice Eleni Kounalakis, che ha ritirato la candidatura ad agosto;
- Il procuratore generale Rob Bonta, che ha scelto di non partecipare;
- L’ex vicepresidente Kamala Harris, che ha escluso la possibilità di candidarsi;
- L’ex deputato Eric Swalwell, costretto a ritirarsi dopo accuse di cattiva condotta sessuale, da lui negate.
Newsom ha espresso frustrazione in privato per un articolo di CNN di aprile, in cui venivano riportate le sue critiche verso i candidati, definendolo un resoconto non fedele dei suoi reali sentimenti.
Il rischio di una vittoria repubblicana
Secondo le ultime rilevazioni, esiste la concreta possibilità che i due candidati repubblicani arrivino primi e secondi nella “jungle primary” californiana, escludendo i democratici dal ballottaggio finale. Una simile eventualità rappresenterebbe una sconfitta pubblica per Newsom in uno stato tradizionalmente democratico, mettendo in discussione la sua leadership.
Per evitarlo, i democratici stanno lavorando dietro le quinte per aumentare la partecipazione al voto. Tuttavia, se il rischio di un esito repubblicano dovesse concretizzarsi, Newsom potrebbe essere costretto a scegliere un candidato democratico da sostenere, pur sapendo che ognuno di essi presenta dei limiti.
I candidati democratici e le loro ombre
Tra i potenziali successori, Xavier Becerra, ex segretario alla Salute dell’amministrazione Biden, ha visto crescere il suo consenso dopo il ritiro di Swalwell. Tuttavia, alcuni democratici temono che potrebbe rivelarsi un candidato debole nel confronto con figure come Steve Hilton, ex opinionista di Fox News. Inoltre, circolano dubbi sulla sua capacità di governare, dato che alcuni ex funzionari dell’amministrazione Biden lo hanno descritto come poco incline ad assumersi responsabilità complesse, privilegiando interessi personali rispetto agli obiettivi collettivi (tra questi anche l’ex capo di gabinetto Ron Klain).
Tom Steyer, miliardario che ha investito oltre 100 milioni di dollari nella campagna, ha avuto screzi con la squadra di Newsom. Durante il referendum sulla redistribuzione dei seggi (Proposizione 50), Steyer ha lanciato spot pubblicitari in contrasto con la strategia del governatore, arrivando addirittura a danneggiare la campagna.
Katie Porter, ex deputata, fatica a superare la soglia del 10% nei sondaggi dopo la diffusione di video in cui tratta duramente un collaboratore e uno scontro con un altro politico.
Uno scenario incerto
La situazione rimane fluida e Newsom si trova di fronte a una scelta difficile: appoggiare un candidato debole pur di evitare una vittoria repubblicana o rischiare di compromettere la sua influenza politica in California. In ogni caso, la battaglia per la successione sta già lasciando il segno sulle sue ambizioni nazionali.