Un nuovo studio pubblicato sulla rivista Cancer Research Communications ha evidenziato un possibile legame tra lo stato civile di "sposato" (inclusi separati, divorziati o vedovi) e una riduzione del rischio di cancro. Secondo i dati raccolti, le persone che sono state sposate presentano tassi di incidenza tumorale inferiori rispetto a chi non si è mai sposato.

L’analisi, basata su dati del programma SEER (Surveillance, Epidemiology, and End Results), ha coinvolto adulti di età superiore ai 30 anni in 12 stati degli Stati Uniti. I risultati mostrano che, tra gli uomini mai sposati, il tasso di cancro è risultato del 68% più alto rispetto a quello degli uomini che sono stati sposati. Per le donne mai sposate, l’incidenza è stata dell’85% superiore rispetto a quelle che hanno avuto una relazione coniugale.

Questi dati si aggiungono a una crescente evidenza scientifica che associa il matrimonio a migliori condizioni di salute generale. Tuttavia, gli esperti sottolineano che il matrimonio non è una soluzione universale per la prevenzione del cancro, ma piuttosto un fattore che può contribuire a uno stile di vita più sano.

Il matrimonio come fattore protettivo: benefici sociali e fisiologici

Secondo Deborah Vinall, psicologa clinica e Chief Psychological Officer di Recovered, lo studio rafforza l’idea che il matrimonio possa offrire benefici non solo sociali, ma anche fisiologici. «La solitudine è nota per essere dannosa per la salute. Questo studio rende questa evidenza ancora più concreta», ha dichiarato Vinall, che non ha partecipato alla ricerca.

Il concetto di matrimonio, tuttavia, è in continua evoluzione nella società moderna. Negli Stati Uniti, ad esempio, i tassi di matrimonio stanno diminuendo, il che potrebbe influenzare le dinamiche di salute pubblica a lungo termine.

Le critiche: bias nei dati e semplificazioni eccessive

Non tutti gli studiosi concordano sull’interpretazione di questi risultati. Joan DelFattore, professoressa emerita di inglese e studi legali presso l’Università del Delaware e autrice di pubblicazioni sul cancro e lo stato civile, ha evidenziato come i pregiudizi culturali possano influenzare la ricerca medica. «Spesso si parte dal presupposto che il matrimonio sia buono e la condizione di single sia negativa, interpretando i dati in modo distorto», ha spiegato DelFattore, che non ha partecipato allo studio.

Secondo la studiosa, questa tendenza a semplificare i risultati può portare a conclusioni fuorvianti, soprattutto in ambito medico. «Il matrimonio non è una panacea, ma può rappresentare un fattore protettivo indiretto, ad esempio riducendo comportamenti a rischio come il fumo o l’abuso di alcol», ha aggiunto.

Il parere degli specialisti: matrimonio sì, ma non è tutto

Ketan Thanki, chirurgo colorettale certificato e specialista in malattie benigne e maligne del colon, del retto e dell’ano presso il MemorialCare Todd Cancer Institute, ha sottolineato la complessità del tema. «Dato l’elevato grado di eterogeneità sia dei tumori che dei comportamenti individuali, la risposta non è semplice. Tuttavia, è noto che essere sposati può ridurre l’esposizione a molti fattori di rischio associati a diversi tipi di cancro», ha dichiarato Thanki, anch’egli non coinvolto nello studio.

Gli esperti concordano sulla necessità di ulteriori ricerche per comprendere appieno i meccanismi alla base di questa correlazione. Nel frattempo, il dibattito rimane aperto: il matrimonio può essere un alleato per la salute, ma non sostituisce uno stile di vita equilibrato e controlli medici regolari.