La nuova Mercedes-Benz C-Class elettrica ha debuttato questa settimana, distinguendosi per un design più caratteristico rispetto ai recenti modelli a batteria della casa tedesca. Nonostante conservi una silhouette che ricorda ancora la forma di un "sapone sciolto", i fari e la coda hanno guadagnato personalità. L’interno, poi, vanta dettagli di pregio, anche se la maggior parte dei passeggeri rischia di non accorgersene: il display Hyperscreen da 39,1 pollici, infatti, rischia di sopraffare ogni altro elemento dell’abitacolo.

Joel Feder, presente al lancio della versione C400 4Matic Electric, ha sottolineato come l’interno della nuova C-Class ricordi molto da vicino quello della versione elettrica della GLC-Class. L’Hyperscreen, disponibile come optional di alto livello, è un enorme schermo curvo che si estende per tutta la larghezza della plancia. Chi non lo sceglie si accontenta del più modesto "Superscreen", composto da tre display separati sotto un’unica lastra di vetro: un cruscotto digitale da 10,25 pollici, un touchscreen per l’infotainment da 14 pollici e un secondo schermo da 14 pollici per il passeggero.

Non si tratta di una critica personale verso chi ha lavorato a questi veicoli – senza dubbio molto tempo ed energie sono stati investiti nello sviluppo dell’Hyperscreen. Tuttavia, come osservatore, non posso fare a meno di considerare questa soluzione uno dei concetti di design automobilistico più discutibili che si possano immaginare. La guida senza distrazioni sembra ormai un lontano ricordo: Mercedes-Benz ha trasformato l’abitacolo in un manifesto pubblicitario digitale, dove la saturazione dei colori e le animazioni invadono lo spazio visivo, rendendo difficile distinguere la strada davanti a sé.

Questi non sono difetti che possono essere risolti con rendering o effetti speciali. Al contrario, più colori e animazioni vengono aggiunti, più questi veicoli perdono l’aura di lusso per assumere l’aspetto di giocattoli economici. Non è un mistero il motivo per cui Mercedes e altri costruttori stiano abbracciando questa direzione: un’interfaccia basata su schermo è più economica e semplice da produrre rispetto a una meccanica. Un veicolo definito dal software è anche più facile da monitorare e da cui estrarre dati rispetto a uno meccanico. E poi ci sono le opportunità di ricavi ricorrenti: aggiornamenti, app e contenuti aggiuntivi rappresentano un business model allettante. Infine, la maggior parte dei consumatori, abituati agli smartphone, preferisce un’esperienza digitale anche in auto. Ma il rovescio della medaglia è che questa scelta non convince affatto.

Abbiamo perso il legno pregiato, il cromo e l’eleganza dei materiali di qualità, sostituiti da un’enorme immagine di un’onda in movimento. I sedili, il volante e le maniglie delle portiere della C400 sembrano ben progettati, ma finiscono per essere sopraffatti dall’estetica da happy hour post-lavoro del gigantesco Hyperscreen.

Come recensore, ogni anno guido tra i 40 e i 60 nuovi modelli, molti dei quali equipaggiati con schermi di grandi dimensioni. Il problema è sempre lo stesso: una quantità significativa dello spazio sul display finisce per mostrare solo spazi vuoti illuminati. Dalle immagini diffuse da Mercedes, l’Hyperscreen sembra essere un esempio perfetto di questa tendenza. Basta osservare le vaste aree di salvaschermo che occupano lo schermo: c’è forse un’utilità in un display da 39,1 pollici, ma di certo non è quella di migliorare l’esperienza di guida.