I primi anni della collaborazione tra Microsoft e OpenAI furono segnati da incertezze e timori da parte del colosso tecnologico. Secondo documenti resi pubblici durante il processo Musk v. Altman, Microsoft avrebbe temuto che OpenAI potesse abbandonare la partnership per passare ad Amazon, criticando pubblicamente la piattaforma Azure.
Nel 2017, OpenAI aveva appena dimostrato le potenzialità di un bot capace di battere un professionista di Dota 2. In risposta a un messaggio di congratulazioni da parte di Satya Nadella, CEO di Microsoft, Sam Altman, allora CEO di OpenAI, propose un accordo più ampio per finanziare la fase successiva della ricerca sull’intelligenza artificiale.
Tuttavia, i documenti del tribunale rivelano che, dietro le quinte, Microsoft nutriva preoccupazioni più profonde. Secondo le comunicazioni interne, alcuni dirigenti temevano che OpenAI potesse "storm off to Amazon" (andarsene improvvisamente verso Amazon) e "shit-talk Microsoft" (criticare pesantemente Microsoft), mettendo a rischio la credibilità di Azure, la piattaforma cloud del colosso di Redmond.
Questi timori emersero in un momento cruciale, quando OpenAI stava esplorando nuove frontiere dell’IA, tra cui l’utilizzo di bot nei videogiochi. La partnership con Microsoft, che avrebbe poi portato a un investimento miliardario, era ancora in fase di definizione, e le comunicazioni tra Nadella e Altman riflettono sia l’entusiasmo che le incertezze di quel periodo.
Il processo Musk v. Altman, che vede contrapposti Elon Musk e Sam Altman su questioni legate alla gestione di OpenAI, ha portato alla luce dettagli inediti su come Microsoft abbia gestito i rischi legati alla collaborazione con l’azienda di intelligenza artificiale. Questi documenti offrono uno sguardo raro sulle dinamiche interne di due dei principali attori nel settore tecnologico.