La frase «Il futuro di cui ci hanno parlato non è più lontano, è già qui» racchiude il cuore di Tempo e Acqua, il nuovo documentario della regista Sara Dosa, già candidata agli Oscar e ai BAFTA per Fire and Love.
Attraverso materiali d'archivio e gli scritti dell'autore islandese Andri Snær Magnason, Dosa costruisce una narrazione profonda che esplora la memoria generazionale e il rapporto tra l'umanità e la natura. Il film si concentra sulla storia personale di Magnason, testimone della scomparsa dei ghiacciai islandesi e della perdita dei suoi nonni, simboli di un passato che si dissolve insieme ai paesaggi che hanno plasmato la sua identità.
Un viaggio tra tempo e memoria
Tempo e Acqua non è solo un documentario ambientale, ma un'opera che indaga l'impronta indelebile che lasciamo sul mondo e sulle persone che ci circondano. La realizzazione del film è stata un processo collaborativo, nato dal romanzo omonimo di Magnason. «Abbiamo approfondito i temi del libro e delle sue ricerche per creare un'opera che fosse una sorta di fratello cinematografico, non una semplice trasposizione», spiega Dosa.
Il lavoro è stato una «sport di squadra», con un costante dialogo con Magnason per catturare al meglio la sua voce. Ne è nato un dialogo intimo che ripercorre la storia islandese, i suoi effetti sulle famiglie moderne e le questioni ambientali, intrecciando passato e presente in un racconto visivo e poetico.
L'amore come forza radicale
Dosa rivela di essere sempre stata attratta da storie che mostrano come gli esseri umani trovino significato nella natura e nei legami che questa genera. «Mi affascinano le narrazioni che rivelano la forza vitale e la sensibilità del mondo naturale», afferma la regista. Ma Tempo e Acqua va oltre: indaga l'amore che scaturisce dal rapporto con l'ambiente e che si riflette nelle relazioni umane.
Il film dimostra che prendersi cura dell'ambiente è inseparabile dall'amore per il prossimo. «Amo profondamente il nostro mondo naturale e amo profondamente gli esseri umani, nonostante i loro difetti. Questa è una guida personale che non ho mai scelto consapevolmente, ma che emerge nelle mie opere», confessa Dosa. «Non ho mai pensato di voler realizzare storie d'amore, eppure è ciò che faccio».
In molti dei suoi lavori, Dosa ha posto l'amore al centro delle sue storie, sia che fosse un intento consapevole o meno. La sua regia trasmette calore e speranza, anche quando affronta temi profondi e complessi. «C'è qualcosa di radicale nell'amore, soprattutto in un'epoca così polarizzata», sottolinea. «Porsi al centro dell'amore e della gioia, nonostante il dilagare di notizie apocalittiche, può ispirare speranza e dare un senso di luce nel buio, spingendo le persone a lavorare per il cambiamento di cui abbiamo tanto bisogno».
Un messaggio universale
La storia di Magnason, che tocca corde profonde anche per Dosa, diventa così un invito a riflettere sul nostro ruolo nel mondo. Il documentario non si limita a documentare una crisi ambientale, ma celebra la resilienza umana e la capacità di trovare significato anche di fronte alla perdita. Un'opera che invita a guardare al futuro con consapevolezza, ma anche con speranza e determinazione.