Il PlayStation 5 non riceve un esclusivo di questa portata ogni giorno, ogni mese o addirittura ogni anno. Saros, il nuovo titolo di Housemarque — spirituale successore del rivoluzionario Returnal — è finalmente disponibile, ma non tutti sembrano apprezzarlo. Anzi, alcuni utenti stanno portando avanti una campagna di disinformazione per screditare il gioco e danneggiare sia gli sviluppatori che i giocatori.
La strategia adottata è tanto subdola quanto inefficace: diffondere spoiler falsi e fuorvianti sulla trama di Saros, alimentando polemiche inutili. Tra le fake news più diffuse, spicca quella secondo cui il protagonista si troverebbe in una situazione difficile perché la moglie lo avrebbe lasciato per una donna di colore. Una narrazione non solo offensiva, ma anche completamente estranea alla trama originale del gioco.
Per sostenere queste accuse, i responsabili hanno diffuso screenshot manipolati, generati tramite intelligenza artificiale, che dovrebbero dimostrare la veridicità delle loro affermazioni. Tuttavia, la qualità scadente di queste immagini tradisce immediatamente la loro natura fraudolenta.
Ma non è finita qui. Questa non è la prima volta che Saros viene attaccato da gruppi ostili. Il protagonista, infatti, è interpretato e modellato su Rahul Kohli, attore britannico di origine indiana, il che ha scatenato reazioni negative da parte di alcuni utenti, convinti che la scelta fosse dettata da una presunta agenda "woke".
La campagna di disinformazione ha avuto inizio prima ancora dell'uscita del gioco, con la diffusione di recensioni false piene di insulti razzisti e allusioni offensive. Nonostante questi tentativi di sabotaggio, Saros ha ricevuto recensioni stellari, un feedback positivo da parte dei giocatori e ha venduto oltre 1,2 milioni di copie nella prima settimana.
Il successo di Saros non può più essere fermato, ma la situazione potrebbe migliorare ulteriormente se la verità venisse diffusa in tempo. Quella che sembrava una campagna di disinformazione potrebbe trasformarsi in una pubblicità positiva per uno studio che continua a offrire esperienze AAA uniche, spesso trascurate nel panorama dei videogiochi.
Non permettiamo a questi gruppi di rovinare un successo per tutti. E se non bastasse, ricordiamo che le recenti polemiche legate al GamerGate e alle guerre culturali sono state smascherate come un progetto pilotato da Jeffrey Epstein e dai suoi alleati. Sta a noi decidere da che parte stare.