Il presidente Donald Trump ha nominato un numero record di donne nel suo secondo governo, superando sia il primo mandato che i predecessori repubblicani. Tuttavia, in meno di due mesi, tre ministre hanno già lasciato l’incarico, mentre diversi uomini vicini al presidente, coinvolti in scandali, restano al loro posto.

Le dimissioni delle ministre

La prima a lasciare è stata la segretaria al Lavoro Lori Chavez-DeRemer, seguita dall’ex procuratrice generale Pam Bondi e dalla segretaria alla Sicurezza Nazionale Kristi Noem. Tutte e tre hanno affrontato pressioni bipartisan per varie controversie e scandali.

Le ragioni delle dimissioni

Secondo Debbie Walsh, direttrice del Center for American Women and Politics della Rutgers University, le dimissioni di queste tre donne non sono sorprendenti, ma solleva un dubbio: «Perché solo loro e non altri uomini con problemi simili?».

Uomini al governo: controversie ignorate

Nonostante le accuse di abuso di potere e comportamenti scorretti, diversi uomini del governo Trump restano in carica. Tra questi, il direttore dell’FBI Kash Patel, il segretario al Commercio Howard Lutnick e il segretario alla Difesa Pete Hegseth, quest’ultimo criticato anche prima della sua conferma.

L’unico uomo a essere sostituito è stato Mike Waltz, ex consigliere per la sicurezza nazionale, che ha lasciato il ruolo per diventare ambasciatore degli Stati Uniti alle Nazioni Unite dopo lo scandalo Signalgate. Waltz rimane comunque una figura chiave per la comunicazione della Casa Bianca sulla guerra in Iran.

Donne al governo: un passo avanti e due indietro

Frances Perkins fu la prima donna a entrare in un governo presidenziale quasi cento anni fa. Da allora, circa 60 donne hanno seguito il suo esempio, secondo i dati di Axios. Il presidente Biden detiene il record per il maggior numero di donne nel suo governo, ma Trump ha fatto storia nominando Susie Wiles come prima capo dello staff della Casa Bianca.

Attualmente, cinque donne fanno ancora parte del governo Trump: Wiles, la segretaria all’Istruzione Linda McMahon, la direttrice dell’Intelligence Nazionale Tulsi Gabbard, l’amministratrice della Small Business Administration Kelly Loeffler e la segretaria all’Agricoltura Brooke Rollins. In passato, Trump aveva considerato di sostituire Gabbard, ma alla fine è stato dissuaso, come riportato da Axios.

«Il presidente Trump è sempre stato sostenuto da donne straordinarie, competenti e ispiratrici, incluse quelle che servono nel suo governo. In tutte le agenzie, si continua a portare avanti l’agenda America First», ha dichiarato Taylor Rogers, portavoce della Casa Bianca.

Diversità e inclusione: un obiettivo in declino

Le dimissioni delle ministre avvengono in un contesto di riduzione delle iniziative di diversità, equità e inclusione (DEI) nella pubblica amministrazione. Nel settore militare, sotto la guida di Hegseth, donne che avevano raggiunto traguardi storici sono state rimosse dai ruoli apicali senza spiegazioni chiare. Le politiche DEI, un tempo centrali nel dibattito culturale, sembrano ora in declino sotto l’amministrazione Trump.

Fonte: Axios