La strategia di Trump nello Stretto di Hormuz: tra pressione militare e ricerca di un accordo
La frustrazione dell'amministrazione Trump per l'impasse con l'Iran ha portato a una mossa militare nello Stretto di Hormuz. Secondo fonti statunitensi, il presidente avrebbe inizialmente valutato un'azione più aggressiva, ma alla fine ha optato per una soluzione più cauta, almeno in una prima fase. L'obiettivo dichiarato è garantire la sicurezza delle navi commerciali statunitensi e internazionali, ma l'operazione potrebbe avere ripercussioni imprevedibili.
Le misure adottate dagli Stati Uniti
Da lunedì, la Marina militare statunitense supporterà le navi battenti bandiera USA e altre imbarcazioni commerciali nello Stretto di Hormuz. Il supporto includerà consigli su come evitare mine navali e readiness per interventi in caso di attacchi iraniani. Tuttavia, non è prevista una scorta navale completa, come confermato da funzionari statunitensi.
Le forze statunitensi coinvolte nella missione, denominata "Project Freedom", comprenderanno:
- Cacciatorpediniere lanciamissili guidati;
- Droni e oltre 100 velivoli tra terra e mare;
- 15.000 militari;
- Navi e aerei pronti a intervenire in caso di escalation.
Le possibili conseguenze dell'operazione
Secondo una fonte vicina alla Casa Bianca, questa mossa rappresenta "l'inizio di un processo che potrebbe portare a un confronto con l'Iran". L'obiettivo dichiarato è quello di garantire la libertà di navigazione, ma l'Iran ha già minacciato ritorsioni. Ebrahim Azizi, presidente della commissione sicurezza nazionale del parlamento iraniano, ha avvertito su X:
"Qualsiasi interferenza americana nel nuovo regime marittimo dello Stretto di Hormuz sarà considerata una violazione del cessate il fuoco. Lo Stretto di Hormuz e il Golfo Persico non saranno gestiti dai deliri di Trump!"
Diplomazia ancora in gioco, ma con ostacoli
Nonostante le tensioni, i negoziati tra Stati Uniti e Iran non sono del tutto fermi. Gli inviati di Trump, Jared Kushner e Steve Witkoff, continuano a scambiare bozze con il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi. Tuttavia, le posizioni rimangono distanti e la catena di comando iraniana, con il leader supremo Ali Khamenei, complica ulteriormente il processo.
Secondo un alto funzionario statunitense, "ci sono trattative, ci sono offerte, ma a nessuno piacciono quelle dell'altro. Non sappiamo nemmeno lo stato del leader supremo, che riceve messaggi solo tramite corrieri diretti in luoghi segreti, rallentando tutto". Witkoff ha consigliato a Trump di continuare i negoziati, presentando una visione ottimistica sulle possibilità di un accordo, ma altri funzionari sono molto più pessimisti.
Qual è il vero obiettivo di Trump?
Le opinioni tra gli analisti sono contrastanti. Alcuni vedono in questa mossa un tentativo di aumentare la pressione su Teheran per costringerlo al tavolo delle trattative, mentre altri temono che possa innescare una nuova escalation militare. L'Iran ha già attaccato navi nello stretto quasi ogni giorno nella scorsa settimana, e la reazione di Teheran sarà determinante per l'evoluzione della situazione.
Una cosa è certa: con questa operazione, gli Stati Uniti stanno cercando di cambiare lo status quo, ma il rischio di una spirale conflittuale rimane alto.