L’amministrazione dell’ex presidente Donald Trump ha licenziato diversi membri della National Science Board (NSB), l’organismo indipendente incaricato di stabilire le politiche della National Science Foundation (NSF), l’agenzia statunitense che finanzia circa il 25% della ricerca universitaria e accademica negli Stati Uniti.
Secondo quanto riportato da alcune testate, tra cui The Washington Post, i membri del consiglio hanno ricevuto una comunicazione in cui si comunicava la cessazione immediata del loro incarico. Attualmente, la NSB conta 22 membri su un massimo di 25 previsti, dopo le dimissioni improvvise dell’ex direttore della NSF, Sethuraman Panchanathan, avvenute lo scorso anno.
La National Science Foundation, fondata oltre 75 anni fa, ha contribuito a scoperte rivoluzionarie come la risonanza magnetica e i telefoni cellulari. Tuttavia, l’interruzione forzata dei lavori del consiglio solleva interrogativi sul futuro della ricerca scientifica statunitense.
Le reazioni politiche
La decisione ha scatenato polemiche, soprattutto da parte della deputata democratica Zoe Lofgren, membro di spicco della Commissione per la Scienza, lo Spazio e la Tecnologia della Camera dei Rappresentanti. In una dichiarazione, Lofgren ha definito l’atto una «mossa da pagliaccio», aggiungendo:
«Questa è l’ennesima decisione sciocca di un presidente che continua a danneggiare la scienza e l’innovazione americana. Non sorprende che un leader che ha attaccato la NSF fin dal primo giorno voglia distruggere il consiglio che ne guida le attività».
Incertezze sul futuro della NSB
Non è ancora chiaro se la prossima riunione del consiglio, prevista per il 5 maggio, si svolgerà regolarmente. La redazione ha contattato la NSB per ottenere ulteriori dettagli, ma al momento non sono pervenute risposte. Aggiornamenti seguiranno non appena disponibili.