Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha smentito con fermezza l’idea che possa provare piacere nelle frequenze conferenze stampa con i giornalisti. In un’intervista rilasciata a Sean Hannity su Fox News, Trump ha chiarito che i suoi incontri con la stampa servono esclusivamente per «far arrivare il messaggio».

Hannity, durante la trasmissione Hannity di giovedì sera, aveva ipotizzato che il presidente potesse godere di queste occasioni, sottolineando come il pubblico americano segua quotidianamente le sue interazioni con i media. «Penso che tu lo apprezzi», ha affermato il giornalista, aggiungendo: «Li fai entrare, hai le conferenze stampa, li tieni per molto tempo. Probabilmente—».

Trump lo ha interrotto prontamente: «Non è che mi piacciono». Hannity ha replicato: «Non ti piace? Ma sembra proprio di sì». Il presidente ha ribadito la sua posizione, spiegando: «No. Ogni domanda è un attacco, lo sai? Vogliono sempre colpire, ogni domanda. Vedi queste persone con tutto questo odio».

Ha continuato: «Dico: “Perché tanta ostilità in questa domanda? Forse perché ho un confine sicuro e un esercito forte? Perché provi questo odio?”. È tutto assurdo». Secondo Trump, la sua partecipazione alle conferenze stampa non è dettata dal piacere personale, ma da una necessità comunicativa.

Durante l’intervista, il presidente ha espresso apprezzamento per Fox News, definendola «una grande rete», ma ha criticato duramente altri organi di informazione. In particolare, ha preso di mira il New York Times, accusandolo di diffondere notizie distorte sulla situazione in Iran. «Se leggi il New York Times, penseresti che stiamo perdendo o che non stiamo facendo bene in Iran», ha dichiarato. «Leggo queste cose e vedo come alcuni altri network le presentano: trasformano una grande vittoria militare in qualcosa che sembra che avremmo dovuto fare più in fretta».

Trump ha poi lamentato la copertura negativa di testate come la CNN, da lui definita «distrutta», e MSNBC, accusata di avere «ascolti bassissimi».

Queste dichiarazioni si inseriscono in un contesto più ampio di critiche rivolte dai media tradizionali. Già a marzo, Trump aveva attaccato il New York Times, il Washington Post e il Wall Street Journal, definendo le loro notizie «piene di errori». «Dobbiamo sistemare i nostri media», aveva affermato all’epoca. «La tiratura del New York Times è crollata, il Washington Post è quasi al fallimento».

Oltre alle critiche verbali, Trump ha intrapreso azioni legali contro diverse testate, tra cui il New York Times, la BBC e il Des Moines Register. Ha inoltre ricevuto numerose accuse di misoginia per i suoi attacchi contro giornaliste donne, utilizzando epiteti come «spiacevole», «poco attraente», «terribile» e «incapace».

Lo scorso anno, la portavoce della Casa Bianca Abigail Jackson aveva difeso Trump sostenendo che «il presidente non è mai stato politically correct, non si trattiene mai e, in gran parte, gli americani lo hanno rieletto proprio per questa sua trasparenza».

Fonte: The Wrap