La Commissione Europea ha presentato una proposta che impone a Google di condividere i dati di ricerca con i competitor. L’obiettivo è garantire una concorrenza leale nel mercato digitale, come previsto dal Digital Markets Act (DMA).
Secondo la proposta, Google dovrebbe consentire ai servizi di ricerca di terze parti di accedere a dati essenziali come classifiche, query, clic e visualizzazioni, a condizioni eque e non discriminatorie. Teresa Ribera, vicepresidente esecutivo della Commissione per la Transizione pulita, giusta e competitiva, ha dichiarato:
«I dati sono un input fondamentale per i motori di ricerca e per lo sviluppo di nuovi servizi, inclusi quelli basati sull’intelligenza artificiale. L’accesso a questi dati non deve essere limitato in modo da compromettere la concorrenza. Nei mercati dinamici, anche piccoli cambiamenti possono avere un impatto significativo. Non permetteremo pratiche che rischiano di chiudere il mercato o limitare le scelte degli utenti».
Le autorità europee stanno da anni contestando la posizione dominante di Google. A partire da marzo 2024, il colosso tecnologico è stato obbligato a conformarsi al DMA, apportando alcune modifiche. Tuttavia, nel 2025, la Commissione ha avviato un procedimento contro Google, accusandolo di non aver rispettato gli obblighi di concorrenza nel motore di ricerca e nello store Play. Google ha proposto alcune soluzioni, ma le autorità sembrano determinate a spingere per cambiamenti più incisivi.
La proposta della Commissione è ancora in fase di consultazione pubblica fino al 1° maggio 2025. Google, attraverso il proprio team legale, è destinato a opporsi con forza. La decisione finale, vincolante, è attesa per il 27 luglio 2025, con un’intensa fase di negoziazione tra le parti nei prossimi mesi.
In una dichiarazione rilasciata il 17 aprile 2025, Clare Kelly, consulente senior per la concorrenza di Google, ha affermato:
«Centinaia di milioni di europei si affidano a Google per le loro ricerche più sensibili, incluse domande private su salute, famiglia e finanze. La proposta della Commissione ci costringerebbe a condividere questi dati con terze parti, con protezioni sulla privacy pericolosamente insufficienti. Continueremo a difenderci con vigore contro questa ingerenza, che va ben oltre il mandato originale del DMA e mette a rischio la privacy e la sicurezza degli utenti».
La vicenda solleva interrogativi su come bilanciare la concorrenza nel mercato digitale e la tutela dei dati personali, un tema sempre più centrale nelle politiche europee.