Una giovane ricercatrice indiana aveva scelto gli Stati Uniti per il suo dottorato di ricerca, convinta che nessun altro paese offrisse opportunità simili. Con il dottorato in programma per l’estate e una borsa post-dottorato già confermata, tutto sembrava procedere secondo i piani.
Ora, però, quei progetti sono saltati. Le nuove regole per il rinnovo del visto, che richiedono la condivisione dei profili social per una revisione da parte delle autorità statunitensi, l’hanno costretta a una pausa forzata di due mesi proprio nel periodo cruciale per la conclusione del suo percorso accademico.
Il caso della scienziata non è isolato. Secondo un recente rapporto, sempre più ricercatori stranieri stanno abbandonando gli USA o decidendo di non trasferirsi per via delle politiche migratorie sempre più stringenti. Le restrizioni sui visti, unite a procedure burocratiche complesse, stanno rendendo il paese meno attrattivo per i talenti internazionali.
Le conseguenze non riguardano solo i singoli studiosi, ma anche le università e i centri di ricerca statunitensi, che rischiano di perdere competitività a livello globale. «Le nuove regole non solo complicano la vita dei ricercatori, ma minano anche la capacità degli USA di attrarre cervelli da tutto il mondo», ha dichiarato un esperto del settore.
Mentre alcuni cercano alternative in Europa o in Canada, altri rinunciano del tutto a perseguire opportunità negli Stati Uniti. La situazione solleva interrogativi sul futuro della ricerca scientifica americana e sulla sua capacità di mantenere un ruolo di leadership nel panorama globale.