Pechino ha nuovamente respinto Mark Zuckerberg e Meta, questa volta con un duro colpo economico: 2 miliardi di dollari. Le autorità cinesi hanno bloccato l’acquisizione della startup cinese di intelligenza artificiale Manus, costringendo Meta a ritirare l’offerta già siglata a dicembre 2023.

Manus, società con sede a Singapore ma con radici in Cina, sviluppa agenti di intelligenza artificiale in grado di eseguire compiti complessi e multi-step. L’intervento di Pechino arriva dopo che Meta aveva già investito pesantemente nel progetto, integrando il team di Manus nei propri processi operativi.

Secondo CNBC, la decisione cinese rappresenta un chiaro messaggio contro le pratiche di “Singapore-washing” — la strategia con cui alcune aziende cinesi si trasferiscono a Singapore per eludere i controlli dei regolatori finanziari sia statunitensi che cinesi. Una mossa che, indipendentemente dall’entità coinvolta, non sarà tollerata.

Un portavoce di Meta ha dichiarato a CNBC che il team di Manus è ormai profondamente integrato nell’azienda, gestendo e migliorando i servizi offerti ai milioni di utenti che li utilizzano. Tuttavia, la decisione di Pechino costringe Meta a rinunciare all’affare, nonostante gli investimenti già effettuati.

Questo episodio conferma una tendenza: la Cina non intende concedere a Zuckerberg alcun trattamento di favore, nonostante i suoi sforzi per avvicinarsi al mercato locale, come imparare il mandarino o promuovere la lettura di testi di Xi Jinping tra i dipendenti. Un affronto che, per un uomo della sua ricchezza e influenza, deve risultare particolarmente doloroso.

Per saperne di più sulla Cina e le sue strategie tecnologiche: Le aziende cinesi di AI sfruttano un escamotage assurdo per aggirare i divieti statunitensi sui chip.

Fonte: Futurism