Petrolio in rialzo dopo il fallimento della tregua Iran-USA

Il prezzo del greggio ha registrato un’impennata di quasi il 7% nelle contrattazioni pre-mercato di domenica, dopo il crollo della fragile tregua tra Iran e l’alleanza USA-Israele. Venerdì, la situazione sembrava migliorare quando il presidente Donald Trump aveva annunciato su Truth Social un presunto accordo storico con Teheran, dichiarando che l’Iran avrebbe «riaperto completamente» lo Stretto di Hormuz.

Entro domenica pomeriggio, però, Trump ha accusato l’Iran di aver violato l’accordo sparando contro navi francesi e britanniche nella zona, definendo l’azione «una totale violazione della tregua». Successivamente, ha annunciato il sequestro di una nave cargo iraniana che tentava di attraversare lo stretto.

Questo conflitto prolungato aggrava ulteriormente la contrazione storica dell’offerta globale di petrolio e gas, già in atto a causa della guerra in Ucraina. Secondo Matthew Zeitlin di Heatmap, le conseguenze della chiusura dello Stretto di Hormuz potrebbero spingere molti paesi, soprattutto quelli più poveri dipendenti dalle importazioni di combustibili fossili, a ripensare il proprio futuro energetico.

«La crisi potrebbe aver spostato l’equilibrio verso le tecnologie rinnovabili e lo stoccaggio provenienti dalla Cina, piuttosto che verso il petrolio e il gas naturale dal Golfo Persico, dalla Russia o dagli Stati Uniti» ha scritto Zeitlin la scorsa settimana.

Nonostante il picco dei prezzi della benzina sia probabilmente già stato raggiunto, il segretario all’Energia Chris Wright ha avvertito in un’intervista a CNN che il costo al litro potrebbe rimanere sopra i 3 dollari fino al 2027.

L’accordo da 1 miliardo di dollari tra Trump e TotalEnergies: un affare inutile?

L’amministrazione Trump ha presentato l’accordo con TotalEnergies come una vittoria per entrambe le parti: il governo avrebbe rimborsato la multinazionale francese per ogni dollaro speso per acquisire le concessioni eoliche offshore, mentre Total avrebbe «reindirizzato» i fondi verso lo sviluppo di petrolio e gas negli USA. Tuttavia, secondo documenti resi pubblici venerdì e analizzati da Heatmap, il lato americano dell’accordo sarebbe privo di valore.

I documenti rivelano che Total non avrebbe dovuto effettuare nuovi investimenti per ottenere il rimborso: la società stava già pianificando investimenti negli USA che, con ogni probabilità, sarebbero stati considerati idonei ai fini dell’accordo. Nel frattempo, gli investimenti nell’eolico offshore procedono senza sosta: la società danese Orsted ha installato la prima turbina del progetto Sunrise Wind al largo di New York, come riportato da offshoreWIND.biz. Si tratta della prima di 84 turbine che, una volta completate, garantiranno una capacità massima di quasi un gigawatt.

Le implicazioni economiche e ambientali

  • Energia fossile vs. rinnovabili: La crisi nello Stretto di Hormuz potrebbe accelerare la transizione verso fonti energetiche alternative, riducendo la dipendenza dal petrolio del Golfo Persico.
  • Investimenti in eolico offshore: Nonostante gli ostacoli politici, progetti come Sunrise Wind dimostrano che il settore delle energie rinnovabili continua a crescere, anche in un contesto di instabilità geopolitica.
  • Effetti sui prezzi al consumo: L’aumento dei costi energetici potrebbe avere ripercussioni a lungo termine sui bilanci delle famiglie, soprattutto nei paesi più poveri.

«Le conseguenze della chiusura dello Stretto di Hormuz non possono essere sottovalutate. Questo potrebbe costringere molti paesi a rivedere le proprie strategie energetiche, spostando l’attenzione verso soluzioni più sostenibili e meno dipendenti dai combustibili fossili.»

— Matthew Zeitlin, Heatmap