Un drone alimentato esclusivamente da energia solare è andato perso in mare dopo aver stabilito un record di volo ininterrotto di otto giorni tra la fine di aprile e i primi di maggio. Il disastro segna anche la fine prematura del Solar Impulse 2, un velivolo pionieristico che aveva già compiuto la prima traversata transatlantica e transpacifica a energia solare, prima di essere riconvertito in una piattaforma di test senza pilota per missioni militari statunitensi.

L’aereo, realizzato in fibra di carbonio, era in grado di volare per così lungo tempo grazie a un’apertura alare di 72 metri — paragonabile a quella di un Boeing 747 — ricoperta da oltre 17.000 celle solari. La società Skydweller Aero ha acquistato e modificato il Solar Impulse 2 per trasformarlo in una piattaforma di volo perpetuo senza equipaggio, con una capacità di carico fino a 363 chilogrammi.

Durante il suo ultimo volo, partito nelle prime ore del 26 aprile, il drone era impegnato in test per scenari di sorveglianza marittima in collaborazione con l’esercito statunitense. Skydweller Aero, infatti, collabora con la Marina e l’Aeronautica militare americana, che rappresentano i principali committenti della società.

Il progetto rappresentava un passo avanti nella tecnologia dei droni solari, dimostrando la fattibilità di missioni di lunga durata senza emissioni. Tuttavia, il cedimento strutturale durante il volo ha posto fine prematuramente a questa innovazione, lasciando aperte nuove sfide per il futuro dell’aviazione sostenibile.