L'esercito statunitense ha annunciato questa settimana di aver realizzato con successo una testata esplosiva per droni stampata in 3D, testandone l'efficacia in un'esplosione controllata. In un comunicato stampa, le forze armate hanno definito l'arma come "una testata leggera, potente e letale, deployable da droni piccoli e agili".

Un video pubblicato il 21 aprile, intitolato semplicemente "Multi-Purpose", mostra un drone che distrugge un bunker di prova in una base militare. Si tratta di una tecnologia ancora emergente, ma che sta guadagnando sempre più attenzione nel panorama militare statunitense.

Durante un'audizione congressuale giovedì, il segretario dell'Esercito Dan Driscoll, soprannominato dal presidente Donald Trump "il signore dei droni", ha dichiarato di aver appreso molto dall'uso dei droni economici e facilmente replicabili impiegati in Ucraina. Driscoll ha sottolineato l'importanza di applicare queste lezioni ai conflitti futuri degli Stati Uniti.

Secondo quanto riportato da The Economist nel 2023, anche l'Ucraina avrebbe utilizzato ChatGPT per sviluppare bombe. Driscoll ha definito l'approccio ucraino alla guerra come "una trasformazione fondamentale", aggiungendo:

"L'esercito statunitense è un faro di innovazione. Immaginate cosa potremmo fare senza i vincoli burocratici!"

La nuova testata, denominata BRAKER, rientra in una strategia più ampia volta a produrre munizioni ad alta tecnologia e a basso costo. A gennaio, presso il campus Stargate di SpaceX, il segretario alla Difesa Pete Hegseth ha esortato militari e aziende di tecnologia militare a "accelerare come mai prima d'ora".

Con un budget della Difesa che quest'anno supererà per la prima volta il trilione di dollari, il Pentagono sta aumentando la spesa per i droni a 74 miliardi di dollari, triplicando gli investimenti precedenti. Questa mossa arriva in un contesto di conflitti prolungati, come quello in corso contro l'Iran, dove gli Stati Uniti hanno già speso quasi 60 miliardi di dollari, secondo le ultime stime.

La ricerca di armi più economiche e facilmente producibili in serie sembra essere la priorità per ridurre i costi e aumentare l'efficacia delle operazioni militari a distanza. Secondo US News and World Report, anche i titoli azionari delle aziende che producono droni potrebbero beneficiare di questo nuovo trend.