Gen Z e l’IA: un rapporto in crisi

Storicamente, i giovani sono stati i principali fautori dell’adozione delle nuove tecnologie: basti pensare al Walkman di Sony, all’iPhone di Apple o a Napster. Quando, invece, una generazione respinge un’innovazione — come successo con Zune di Microsoft, Google+ o Fire Phone di Amazon — è un segnale preoccupante per l’intero settore.

Un recente sondaggio condotto da Gallup, GSV Ventures e Walton Family Foundation ha rivelato un atteggiamento profondamente ambivalente di Gen Z verso l’intelligenza artificiale, tecnologia che l’industria tech sta spingendo con forza. I risultati sono allarmanti: il 48% dei giovani ritiene che i rischi dell’IA sul lavoro superino i benefici, mentre l’80% sostiene che l’uso dell’IA come scorciatoia ostacoli l’apprendimento.

Un calo di entusiasmo senza precedenti

La fiducia verso l’IA sta crollando. Rispetto allo scorso anno, l’entusiasmo è diminuito del 14%, la speranza del 9%, mentre la percentuale di giovani che provano ira verso la tecnologia è salita dal 22% al 31%. Un dato che dipinge un quadro preoccupante per il futuro del settore.

Le preoccupazioni di Gen Z non sono infondate. Secondo gli autori del sondaggio, la diffidenza nasce dalla convinzione che l’IA non migliori le competenze cognitive o professionali. La maggior parte dei giovani ritiene che l’efficienza promessa dall’IA possa avere un costo elevato, soprattutto in termini di apprendimento.

Rebellione e sabotaggi sul posto di lavoro

Un altro sondaggio recente ha rivelato che il 44% dei lavoratori Gen Z ha ammesso di aver sabotato l’implementazione dell’IA nei propri luoghi di lavoro. Le ragioni? Paura della sostituzione lavorativa, preoccupazioni per la sicurezza dei sistemi e la consapevolezza che, paradossalmente, l’IA aumenti il carico di lavoro invece di alleggerirlo.

La situazione è ulteriormente aggravata dal timore di finire in una classe lavorativa permanente nell’economia dell’IA. Un giovane texano di 20 anni ha recentemente lanciato un Molotov contro la casa di Sam Altman, CEO di OpenAI, dichiarando di temere i rischi che l’IA potrebbe rappresentare per l’umanità. Un gesto estremo che riflette il crescente malcontento della generazione.

«La crescente diffidenza verso l’IA è alimentata dalle preoccupazioni per il suo impatto sulle competenze fondamentali. Gen Z non crede che l’IA migliori la creatività, il pensiero critico o l’efficienza. Anzi, molti temono che l’efficienza promessa dall’IA possa compromettere l’apprendimento.»

Se l’IA sta già lasciando un cattivo sapore in bocca ai giovani, il futuro si prospetta ancora più complicato. L’industria tech dovrà affrontare una sfida senza precedenti per riconquistare la fiducia di Gen Z, una generazione che, storicamente, ha sempre guidato l’innovazione.

Fonte: Futurism