Un nuovo studio dimostra che le condizioni del quartiere in cui viviamo possono influenzare l’invecchiamento a livello cellulare. La ricerca, pubblicata sulla rivista Social Science and Medicine, evidenzia come le persone che abitano in aree con scarse opportunità economiche e sociali, come la mancanza di lavoro stabile o alloggi accessibili, presentino livelli più elevati di CDKN2A RNA, un indicatore biologico dell’invecchiamento cellulare.

«La nostra salute non dipende solo dai comportamenti individuali, ma anche dall’ambiente in cui viviamo», spiega Mariana Rodrigues, dottoranda presso la New York University’s School of Global Public Health e prima autrice dello studio. «Questo studio suggerisce che le condizioni strutturali del quartiere possono influenzare i processi di invecchiamento a livello biologico nel tempo».

Tra i fattori ambientali che incidono sul benessere figurano la presenza di aree verdi, aria pulita, opportunità lavorative, scuole ben attrezzate e alloggi accessibili. Studi precedenti hanno già dimostrato che chi vive in quartieri privi di queste risorse ha un rischio maggiore di sviluppare malattie croniche e una minore aspettativa di vita. Tuttavia, fino ad ora si sapeva poco sull’impatto di questi fattori a livello cellulare.

Con l’avanzare dell’età, le cellule smettono di dividersi ma rimangono metabolicamente attive, secernendo sostanze che favoriscono l’infiammazione. Questi cambiamenti cellulari sono collegati a fragilità e malattie legate all’invecchiamento. Tra i principali indicatori di invecchiamento biologico vi sono:

  • CDKN2A RNA: coinvolto nell’arresto della divisione cellulare;
  • Risposta al danno al DNA: riflette l’instabilità genomica;
  • Fenotipi secretori associati alla senescenza: attivano vie infiammatorie.

Per analizzare il legame tra condizioni del quartiere e invecchiamento cellulare, i ricercatori hanno esaminato i dati di 1.215 adulti statunitensi partecipanti allo studio Midlife in the United States (MIDUS), incluse analisi del sangue che misuravano quattro marcatori molecolari dell’invecchiamento cellulare. Hanno inoltre valutato le opportunità del quartiere utilizzando l’Childhood Opportunity Index 3, uno strumento che valuta 44 parametri specifici per zona, suddivisi in:

  • Istruzione: risultati dei test e tassi di diploma;
  • Salute e ambiente: qualità dell’aria e dell’acqua, accessibilità pedonale e copertura sanitaria;
  • Risorse sociali ed economiche: occupazione, proprietà immobiliare e reddito.

I risultati hanno rivelato che chi vive in quartieri con poche opportunità presenta livelli significativamente più alti di CDKN2A RNA, anche dopo aver tenuto conto di altri fattori socioeconomici, sanitari e legati allo stile di vita. L’associazione tra opportunità del quartiere ed espressione di CDKN2A risulta più forte per i fattori sociali ed economici, suggerendo che l’invecchiamento cellulare sia principalmente influenzato dalla mancanza di opportunità lavorative e reddito, piuttosto che da carenze in istruzione, salute o ambiente.

«Gli stressor legati a reddito, lavoro e alloggio non sono eventi occasionali, ma condizioni persistenti che plasmano la vita quotidiana», afferma Adolfo Cuevas, professore associato di scienze sociali e comportamentali presso la NYU School of Global Public Health e autore senior dello studio. «I nostri risultati indicano che lo stress cronico causato da deprivazione economica e mobilità limitata potrebbe essere il principale motore dell’invecchiamento cellulare».

I ricercatori auspicano che futuri studi possano identificare fattori comunitari in grado di mitigare questi rischi e approfondire come le condizioni del quartiere influenzino l’invecchiamento nel tempo, individuando finestre critiche di esposizione. Tuttavia, sottolineano che molti fattori ambientali che incidono sulla salute sono strutturali: «Non sono problemi che possiamo risolvere individualmente, ma che richiedono un impegno collettivo a livello sociale».