James Comey, ex direttore dell’FBI, ha lanciato un duro attacco contro l’operato del Dipartimento di Giustizia (DOJ) sotto la presidenza di Donald Trump. Secondo Comey, l’istituzione sarebbe stata "rapita" politicamente, rendendo impossibile per i cittadini fidarsi di indagini o accuse penali ufficiali.

In un’intervista, Comey ha sottolineato come le azioni del DOJ sembrino ora finalizzate a soddisfare le esigenze di Trump, che spaziano dalla ricerca di legittimazione al consolidamento del potere, fino a motivazioni di rivalsa personale. Un esempio citato è l’accusa recente contro di lui, definita "assurda" e priva di fondamento.

La situazione appare ancora più preoccupante alla luce del comportamento dell’Avvocato Generale facente funzione Todd Blanche, accusato da Comey di agire come un "mobster", ostentando apertamente la sua appartenenza politica e, secondo alcune fonti, violando la legge. All’FBI, invece, la situazione non è migliore: Kash Patel, nominato a capo dell’agenzia, si trova a gestire uno staff sempre più ridotto, demoralizzato e distratto, il che preoccupa Comey per la sicurezza nazionale.

Un altro aspetto critico riguarda le indagini post-Trump e il crescente controllo su giornalisti che pubblicano notizie sgradite all’amministrazione. Comey ha espresso timore per il futuro dell’accountability in un contesto in cui le istituzioni sembrano piegarsi agli interessi politici.

Durante l’intervista, Comey ha anche parlato del suo nuovo romanzo thriller, Red Verdict, e ha annunciato la partecipazione a eventi pubblici insieme a figure come il sindaco di San Diego Todd Gloria e il giornalista Will Sommer. Gli appuntamenti, in programma a San Diego e Los Angeles, vedranno la presenza di altri ospiti di rilievo, tra cui Jane Coaston, Jon Favreau e Brian Tyler Cohen.

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