Pechino rafforza la sua posizione tecnologica in vista del vertice tra il presidente statunitense Donald Trump e il leader cinese Xi Jinping, in programma questa settimana. DeepSeek, uno dei principali attori cinesi nel campo dell’intelligenza artificiale, ha annunciato di aver ottimizzato i propri modelli per funzionare con i chip Huawei, riducendo così la dipendenza dai semiconduttori statunitensi.

L’annuncio, diffuso poco prima dell’incontro tra i due leader, assume un significato strategico. Secondo il New York Times, Pechino vuole dimostrare che le restrizioni statunitensi su chip come quelli di Nvidia non hanno fermato lo sviluppo dell’AI cinese. Tuttavia, rimane il sospetto che DeepSeek abbia inizialmente utilizzato chip Nvidia per l’addestramento dei suoi modelli prima di passare a quelli domestici.

Due mesi fa, Trump aveva concesso a Nvidia l’autorizzazione a vendere in Cina il chip H200, uno dei più potenti al mondo. Tuttavia, la vendita è stata bloccata sia da pressioni politiche a Washington, che chiedono un controllo più stretto sull’uso di questi chip in Cina, sia da direttive di Pechino che spingono le aziende locali a preferire componenti nazionali. Howard Lutnick, segretario al Commercio statunitense, ha dichiarato al Senato che nessun H200 è stato effettivamente consegnato in Cina, mentre Nvidia ha ammesso nei documenti ufficiali di non aver ancora registrato ricavi da queste vendite.

In questo contesto, l’analista Alejandro Reyes, docente presso l’Università di Hong Kong, sottolinea che Trump ha più bisogno della Cina di quanto la Cina abbia bisogno di lui. «Ha bisogno di una vittoria in politica estera che mostri di garantire stabilità globale, non solo di destabilizzare la scena internazionale», ha dichiarato a Reuters. Questa dinamica si riflette anche nel settore tecnologico: l’approccio aggressivo di Trump nella guerra commerciale ha indebolito la posizione negoziale degli Stati Uniti, soprattutto nell’ambito dell’innovazione.

Durante una conferenza stampa, Trump ha ribadito la sua posizione: «Prima eravamo sfruttati per anni dai nostri precedenti presidenti, ora stiamo andando alla grande con la Cina». Ha aggiunto: «Lo rispetto molto e spero che anche lui mi rispetti».

Parallelamente, i dati economici statunitensi mostrano un aumento dell’inflazione, con il Consumer Price Index (CPI) che a aprile ha registrato un +3,8% su base annua, il tasso più alto dal maggio 2023. Questo incremento è in parte dovuto all’aumento dei costi energetici legati ai conflitti in Medio Oriente, che hanno reso la vita più cara per i consumatori americani. Anche l’inflazione core, che esclude i prezzi volatili dell’energia e dei generi alimentari, ha registrato un rialzo.

Fonte: Reason