Un economista ha recentemente pubblicato un articolo sul New York Times in cui sostiene che la scomparsa delle auto piccole e accessibili dal mercato automobilistico statunitense sia da attribuire, almeno in parte, ai consumatori più ricchi.

La saggezza convenzionale, infatti, attribuisce la marginalizzazione delle auto compatte alle case automobilistiche, in particolare ai "Big Three" di Detroit. Secondo questa tesi, le case preferirebbero concentrarsi su SUV e pick-up, soprattutto quelli con telaio a corpo separato, perché più economici da produrre e più richiesti dal mercato americano. Questo li renderebbe anche più redditizi.

Clifford Winston, autore dell'articolo e ricercatore economico, non nega questa spiegazione, ma aggiunge che esistono anche altre cause. Tra queste, punta il dito contro le politiche protezionistiche adottate sia dall'amministrazione democratica che da quella repubblicana nel corso degli anni. Inoltre, sottolinea come le case automobilistiche abbiano orientato la loro produzione verso clienti in grado di permettersi veicoli di lusso, in particolare SUV e pick-up di fascia alta.

Per invertire questa tendenza e spingere l'intero settore, comprese le case automobilistiche straniere, a tornare a produrre auto accessibili, Winston propone due soluzioni principali: l'abolizione delle tariffe doganali e l'apertura del mercato statunitense alle auto cinesi, seppur con meccanismi di controllo per evitare pratiche sleali di concorrenza.

L'articolo completo merita una lettura attenta. Ma voi cosa ne pensate? Winston ha ragione? Oppure la spiegazione è più semplice: alcune tipologie di auto costano meno da produrre e sono più richieste? O forse si tratta di una combinazione di fattori?

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