In un panorama digitale dominato da pubblicità invadenti, algoritmi onnipresenti e intelligenza artificiale, Letterboxd ha resistito come un rifugio per gli appassionati di cinema. L’app, che funge da diario personale per registrare e recensire i film visti, è stata definita da un portavoce della piattaforma come “meno una piattaforma social, più una comunità”. A differenza di altre app, Letterboxd ha evitato l’infinito scroll, permettendo agli utenti di costruire feed personalizzati con amici e critici di riferimento.

La notizia che una quota di controllo di Letterboxd potrebbe essere messa in vendita ha scatenato preoccupazioni tra gli utenti, che temono un destino simile a quello di altre piattaforme rivendute come X (ex Twitter). Secondo quanto riportato da Semafor, la società canadese Tiny, che nel 2023 ha acquisito il 60% di Letterboxd, starebbe cercando un acquirente per la maggioranza della piattaforma. Tra i potenziali compratori figurano Versant, proprietaria di CNBC e MS NOW, e The Ankler, una newsletter di Hollywood. Un cambio di proprietà potrebbe trasformare Letterboxd in qualcosa di molto diverso, e gli utenti non sembrano entusiasti.

La paura di una deriva commerciale

La notizia della possibile vendita ha scatenato reazioni immediate sulla piattaforma. Un utente ha definito Letterboxd “l’ultimo baluardo di un social media decente”, esprimendo la paura che l’app finisca nelle mani di un miliardario disinteressato alla sua missione: offrire “un unico luogo per raccontare la propria vita attraverso il cinema”. Molti hanno richiamato alla memoria il 2022, quando l’acquisizione di Twitter da parte di Elon Musk ha trasformato una piattaforma amata in un luogo dominato da pubblicità, abbonamenti a pagamento e interazioni tossiche.

“Letterboxd non può finire nelle mani di un miliardario”, ha scritto un utente. “Non ce la farei, non lo sopporterei”. Un altro ha aggiunto: “Se un’azienda compra Letterboxd e inizio a ricevere 40 pubblicità non skippabili ogni ora, cancello l’app e non la riaprirò mai più. Finalmente avevamo un’app che migliorava davvero la nostra vita”.

Alcuni utenti hanno riassunto la loro preoccupazione con una recensione stile Letterboxd: solo mezza stella su cinque. Altri hanno riflettuto sull’impatto della piattaforma sul cinema, sottolineando come Letterboxd abbia avvicinato i giovani (l’80% degli utenti ha tra i 18 e i 25 anni nel 2024) ai film classici e d’autore.

“Per quanto riguarda la vitalità della cultura cinematografica, è in gran parte merito di questo sito. È una delle poche cose che gli interessi economici non hanno rovinato. Vendere Letterboxd sarebbe un disastro”.

C’è ancora speranza per Letterboxd?

Nonostante il timore diffuso, la vendita dell’app potrebbe non essere necessariamente negativa. Secondo Semafor, il co-fondatore Matthew Buchanan detiene diritti di veto su qualsiasi potenziale acquirente, il che gli permetterebbe di preservare la missione originale di Letterboxd. Quando la piattaforma ha venduto una quota di controllo a Tiny nel 2023, Buchanan aveva assicurato agli utenti che la comunità sarebbe rimasta al centro delle decisioni. Ora, spetta a lui garantire che la piattaforma non perda la sua anima indipendente.