Chicago, Illinois — La notte prima del NBA Draft Lottery 2026 è stata lunga per Kevin Pritchard, presidente delle operazioni cestistiche degli Indiana Pacers. Tracciare i possibili scenari per quella che si prospettava come una scelta cruciale era un’impresa impossibile.

Tutto ruotava intorno a una trade azzardata: a febbraio, i Pacers avevano ceduto il loro primo giro del Draft 2026 ai Los Angeles Clippers per ottenere il centro Ivica Zubac. La scelta era protetta solo se fosse finita tra le posizioni 1-4 o 10-30. Se invece fosse atterrata tra il 5° e il 9° posto, sarebbe andata ai Clippers. Una roulette russa con una probabilità del 47,9% di finire male per l’Indiana.

«La verità è che non ho dormito molto stanotte», ha confessato Pritchard durante una conferenza stampa. «Io e Chad Buchanan, general manager, ci siamo allontanati per cercare di preparare ogni possibile scenario, sia nel bene che nel male».

Le emozioni erano alle stelle quando sono stati annunciati i risultati. Pritchard ha ammesso che il suo battito cardiaco era simile a quello di una Gara 7 delle NBA Finals. «Sarei stato un pessimo giocatore di poker», ha scherzato, ma la tensione era palpabile anche a trenta metri di distanza.

Nella sala del Navy Pier di Chicago, dove si è svolta la lottery, solo uno dei tre rappresentanti dei Pacers è riuscito a mantenere un contegno composto quando il logo dei Clippers è apparso sullo schermo. Per milioni di tifosi dell’Indiana, invece, la delusione è stata immediata.

Ora, la dirigenza dovrà fare i conti con le conseguenze di una trade che, almeno nel breve periodo, non ha portato i frutti sperati. Zubac, pur essendo un centro di valore, non ha ancora dimostrato di poter essere la soluzione definitiva per una franchigia in cerca di affermazione. E il primo giro del 2026, che avrebbe potuto rafforzare ulteriormente la squadra, è ormai nelle mani dei rivali di Los Angeles.

Rimane da vedere come questa scelta influenzerà le strategie future dei Pacers. Una cosa è certa: la notte del 10 maggio 2026 rimarrà impressa nella memoria di Pritchard e dei tifosi come un’occasione mancata.