Un marzo da record: il caldo anomalo che ha sconvolto l'Ovest
Marzo, tradizionalmente un mese di nevicate abbondanti sulle montagne e di clima grigio nelle valli, è stato invece segnato da un'ondata di caldo eccezionale nell'Ovest degli Stati Uniti. Temperature da primato sono state registrate da Tucson, in Arizona, fino a Casper, nel Wyoming, con valori che hanno superato persino i record tipici di maggio. L'intensità e la precocità dell'evento hanno sorpreso gli scienziati del clima.
«È estremamente difficile per il sistema terrestre produrre temperature così elevate così presto nella stagione»
Secondo Zachary Labe, scienziato del clima presso Climate Central, le alte temperature sono persistite per quasi due settimane. Sebbene le ondate di calore siano fenomeni naturali, questa è stata la più precoce e diffusa mai registrata nel Sud-Ovest, e il cambiamento climatico ne ha amplificato l'intensità.
Le conseguenze ecologiche di un clima che cambia
Gli studiosi stanno ora valutando gli effetti di eventi estremi come quello del 2021, quando una cupola di calore portò temperature di 49°C nel Pacifico Nordoccidentale, causando danni devastanti. Tra le vittime: decine di migliaia di alberi, uccelli appena nati che non potevano volare, salmoni e trote asfissiati in corsi d'acqua ridotti, milioni di molluschi e cirripedi cotti dal calore.
Quest'anno l'impatto immediato è stato meno drammatico, ma si inserisce in un inverno già eccezionalmente caldo e secco. Gli esperti avvertono: gli ecosistemi sono destinati a mutare per sempre, poiché molte specie non riescono ad adattarsi a ritmi così rapidi.
Le specie più vulnerabili: flora e fauna in pericolo
Le ricerche condotte in Stati come Washington, Oregon e Columbia Britannica rivelano dati allarmanti. Secondo uno studio recentemente pubblicato da Julia Baum, docente dell'Università di Victoria, la cupola di calore del 2021 ha danneggiato oltre il 75% delle specie analizzate, compromettendone la capacità riproduttiva. Le specie più colpite sono state quelle incapaci di spostarsi per cercare riparo, come cirripedi, alghe marine e piante costiere.
«Le coste rocciose su cui vivono hanno raggiunto i 50°C. Immaginate di essere incollati al cemento rovente in una giornata torrida d'estate: è ciò che è successo a queste specie, che sono letteralmente morte arse»
Anche sulla terraferma gli effetti sono stati devastanti: fiori selvatici appassiti, foreste segnate da ustioni fogliari e intere popolazioni incapaci di riprodursi. Alcune specie, invece, hanno modificato i propri comportamenti: i falchi ferruginosi hanno ridotto i voli dell'81%, mentre i lupi si sono spostati più del solito, forse alla ricerca di prede come cervi e alci che si nascondevano dal caldo.
Un futuro incerto per gli ecosistemi
Gli scienziati sottolineano che comprendere appieno le conseguenze di questi eventi richiede tempo, soprattutto per specie longeve come gli alberi. Tuttavia, i dati raccolti finora suggeriscono che il cambiamento climatico sta accelerando trasformazioni irreversibili. Gli ecosistemi resilienti potrebbero adattarsi, ma molte specie rischiano l'estinzione locale o totale.
«Dobbiamo agire ora per proteggere ciò che rimane» — concludono gli esperti — «perché il tempo a nostra disposizione sta finendo».