La società di software Palantir è entrata nel dibattito sulla moda online dopo che Eliano A. Younes, responsabile dell’engagement strategico dell’azienda, ha pubblicato su X le immagini di una giacca da lavoro leggera in cotone 100% made in USA, in vendita dal 30 aprile.
La scelta ha generato perplessità: si tratta di un prodotto interno per dipendenti o di una collezione streetwear? In ogni caso, l’iniziativa riflette una tendenza sempre più diffusa tra le aziende tecnologiche di espandere la propria presenza anche nel settore moda.
Le critiche al design della giacca
Molti utenti hanno contestato il design della giacca, definendolo poco coerente con l’identità statunitense che Palantir sembra voler promuovere. Secondo i critici, le tradizionali giacche da lavoro americane (come quelle di Carhartt o Lee) sono realizzate in denim o tela resistente e presentano quattro tasche, mentre il modello di Palantir ne ha solo tre e si ispira a marchi francesi come Vetra e Le Labourer.
«Un’azienda che si dichiara paladina degli Stati Uniti avrebbe dovuto proporre una giacca da lavoro made in USA. Le versioni storiche americane hanno quattro tasche e sono in denim o tela pesante» ha scritto un utente su X.
Younes ha risposto sottolineando che Palantir sostiene sia gli USA che i suoi alleati francesi, aggiungendo che la scelta del design è stata dettata dalla volontà di creare un capo comodo, elegante e con un branding discreto per i dipendenti che lo indossano durante gli spostamenti per lavoro.
Palantir tra controversie e strategie di immagine
L’azienda, spesso al centro di polemiche per i suoi contratti con ICE e il Dipartimento della Difesa statunitense, ha recentemente pubblicato un manifesto di 22 punti su X, riassumendo le tesi del libro The Technological Republic del CEO Alex Karp. Questa mossa, unita al lancio della collezione di abbigliamento, ha alimentato ulteriori critiche.
Molti utenti hanno ironizzato sulla scelta di Palantir di entrare nel mondo della moda, ipotizzando la presenza di tracciatori di sorveglianza nei capi. La polemica si inserisce in un trend più ampio: negli ultimi anni, aziende come Lockheed Martin hanno iniziato a collaborare con brand di streetwear, cercando di umanizzare la propria immagine.
Secondo Chloe Iris Kennedy, giornalista di Forbes, «nel primi anni 2000, la stampa militare è stata strategicamente inserita nella moda per associare l’Occidente alla guerra al terrorismo». Una riflessione che sembra applicarsi anche alla strategia di Palantir.