Un’opposizione senza precedenti
«Perché sei qui?» chiede Fabrizio Pilo, ingegnere elettrico, mentre siamo seduti in un bar all’aperto vicino a Cagliari. La domanda non è casuale: sono un giornalista statunitense arrivato da poche ore, ancora con la valigia in macchina. Sono venuto per capire perché in Sardegna esiste una forte opposizione alle energie rinnovabili, nonostante l’isola sia tra le regioni più povere d’Europa.
La diffidenza verso gli outsider
Non è la prima volta che mi viene rivolta questa domanda. Come giornalista straniero, la diffidenza è comprensibile. Ma ciò che stupisce è la profondità del sospetto dei sardi, non solo verso i giornalisti, ma verso chiunque provenga dall’esterno, soprattutto se dotato di autorità. Negli ultimi anni, questa ostilità si è concentrata soprattutto contro i developer di impianti eolici e solari, spesso estranei all’isola.
Attivisti come Maria Grazia Demontis e Alberto Sala, fotografati all’interno del monumento archeologico della Tomba dei Giganti di Pascarèdda, hanno organizzato proteste e azioni legali per bloccare la costruzione di parchi eolici attraverso la loro organizzazione, la Gallura Coordination.
Una mobilitazione senza precedenti
Nel 2024, una petizione popolare per vietare nuovi impianti eolici e solari ha raccolto oltre 210.000 firme certificate, più di un quarto dell’affluenza elettorale tipica dell’isola. Le firme sono state raccolte in lunghe code nelle piazze pubbliche, e il risultato è stato immediato: le istituzioni hanno risposto con una moratoria di 18 mesi sulla costruzione di nuovi impianti rinnovabili.
«Non ho mai visto tanta partecipazione per una causa in Sardegna» afferma Elisa Sotgiu, sociologa letteraria dell’Università di Oxford, originaria dell’isola. «La Sardegna ha molti problemi: disoccupazione elevata, emigrazione, una delle aree più povere d’Europa. Eppure, la gente si mobilita contro le energie rinnovabili».
Le radici storiche della resistenza
Questa opposizione non è solo un rifiuto «NIMBY» (Not In My Backyard), ma affonda le radici nella storia complessa dell’isola, sia recente che antica. I sardi portano con sé un passato di sfruttamento e decisioni calate dall’alto, che hanno alimentato una profonda diffidenza verso qualsiasi progetto imposto dall’esterno.
La resistenza è sostenuta anche da una rete di sindaci e da migliaia di cittadini che partecipano a proteste organizzate. In alcuni casi, sono stati danneggiati impianti di rete, e le storie di opposizione vengono tramandate di generazione in generazione come segno di orgoglio. I media locali, poi, spesso diffondono disinformazione e allarmismo, alimentando ulteriormente la sfiducia.
Un futuro incerto
Mentre l’Europa spinge per la transizione energetica, la Sardegna rimane un caso emblematico di come la storia, la povertà e la diffidenza possano ostacolare anche le soluzioni più urgenti. La moratoria scadrà tra 18 mesi, ma il dibattito è tutt’altro che risolto.