La Corte Suprema degli Stati Uniti ha tenuto questa mattina l'udienza orale nel caso Chatrie vs Stati Uniti, che riguarda la legittimità costituzionale dei geofence warrant.
Durante l'udienza di due ore, i giudici hanno mostrato una tendenza a respingere le argomentazioni più radicali presentate dalla difesa, secondo cui i geofence warrant sarebbero categoricamente incostituzionali o impossibili da redigere senza violare la privacy dei sospettati. Tuttavia, sembra probabile che la Corte riconosca la legittimità di questi strumenti, purché siano circoscritti nel tempo e nello spazio, demandando ai tribunali inferiori la definizione dei dettagli applicativi.
Alcuni giudici, tra cui Sotomayor e Jackson, hanno sollevato dubbi sul processo a più fasi utilizzato da Google per rispondere ai warrant, suggerendo che potrebbero essere necessari nuovi mandati per ogni passaggio. Tuttavia, non è chiaro se la maggioranza seguirà questa linea.
Un altro punto chiave riguarda la questione se l'acquisizione dei dati di localizzazione costituisca una ricerca ai sensi del Quarto Emendamento. La Corte potrebbe evitare di pronunciarsi direttamente, assumendo che si tratti di una ricerca e concentrandosi invece sulla costituzionalità del warrant stesso. Durante il dibattimento, il governo ha ammesso che i dati memorizzati nel cloud, come calendari o foto, potrebbero essere protetti se considerati sotto il controllo diretto dell'utente, ma non è detto che la Corte si esprima su questo aspetto.
Un elemento sorprendente è stato il tono conciliante del governo durante la fase finale dell'udienza. Nonostante le critiche sulle posizioni massimaliste e sulle difficoltà pratiche nell'ottenere i warrant, il rappresentante legale sembra aver accettato l'idea di una possibile vittoria sulla legittimità del warrant, evitando di mettere a rischio la propria posizione. Tuttavia, come sottolineato da precedenti giurisprudenziali come Smith v. Maryland, la divulgazione volontaria di dati che rivelano la presenza in una abitazione non costituisce necessariamente una ricerca.
In ogni caso, il vero impatto di questa sentenza potrebbe riguardare altri tipi di dati online, come gli accessi IP o i log di navigazione. Questi dati, secondo la giurisprudenza attuale, non richiedono un mandato per essere acquisiti. Un eventuale cambio di rotta da parte della Corte Suprema avrebbe ripercussioni significative sulle indagini digitali.