New York sta valutando l’introduzione di una tassa sulle seconde case di lusso, applicata a immobili dal valore di 5 milioni di dollari in su. La proposta, nota come "pied-à-terre tax", si inserisce in una serie di misure legislative che mirano a colpire i contribuenti più abbienti. Tuttavia, non tutti sono d’accordo: alcuni esponenti del mondo finanziario hanno espresso la loro opposizione, definendo retoriche come "tassare i ricchi" addirittura paragonabili a discorsi d’odio.

Le critiche dei miliardari: tra privilegi e insicurezze

Durante una recente chiamata agli azionisti, Steven Roth, amministratore delegato di Vornado Realty Trust, ha paragonato le richieste di tassare i ricchi a discorsi di odio, arrivando a definirle "altrettanto disgustose di certi insulti razziali". Roth ha preso spunto da una polemica tra il sindaco di New York, Zohran Mamdani, e il miliardario Ken Griffin, CEO di Citadel. Mamdani aveva filmato un video proprio davanti al lussuoso attico di Griffin, dichiarando di voler "tassare i ricchi".

"Devo ammettere che considero la frase ‘tassare i ricchi’, quando pronunciata con rabbia e disprezzo dai politici, alla stregua di certi insulti razziali o dello slogan ‘da un fiume all’altro’. I ricchi che i politici vogliono colpire hanno iniziato da zero e rappresentano l’incarnazione del sogno americano. Sono in cima alla piramide economica per una ragione: meritano rispetto e gratitudine."

Le affermazioni di Roth hanno scatenato polemiche, soprattutto alla luce di un sondaggio Harris del 2025, secondo cui la maggioranza degli americani ritiene che i miliardari rendano più difficile per loro realizzare il proprio sogno americano.

Anche tra i ricchi ci sono voci favorevoli alla tassazione progressiva

Non tutti i milionari condividono la posizione di Roth. Erica Payne, presidente e fondatrice di Patriotic Millionaires, un’associazione che riunisce persone facoltose a favore di una tassazione più equa, sostiene che "tassare i ricchi" sia un’espressione necessaria. Payne ha intitolato così anche il suo libro del 2021, in cui spiega perché i più abbienti dovrebbero contribuire di più al bene comune.

Secondo Payne, la concentrazione della ricchezza negli ultimi cinquant’anni ha trasferito circa 80 trilioni di dollari dal 90% più povero della popolazione americana all’1% più ricco. Una disparità che, oltre a essere ingiusta, rappresenta una minaccia per la democrazia stessa.

"La concentrazione della ricchezza a questi livelli è una minaccia esistenziale per la democrazia. Studi recenti dimostrano che l’ineguaglianza economica erode le istituzioni democratiche più delle stesse dittature militari."

Payne sottolinea anche come, dopo la riforma fiscale repubblicana del 2017, i miliardari abbiano pagato un’aliquota effettiva inferiore rispetto alla media degli americani. Una situazione che, secondo lei, non può più essere ignorata.

Perché tassare i ricchi? Le ragioni di chi è favorevole

  • Giustizia sociale: I più abbienti possono permettersi di contribuire di più senza subire un impatto significativo sul proprio tenore di vita.
  • Riduzione delle disuguaglianze: Una tassazione progressiva aiuta a finanziare servizi pubblici essenziali, come sanità e istruzione, accessibili a tutti.
  • Difesa della democrazia: L’eccessiva concentrazione di ricchezza può distorcere il sistema politico, favorendo interessi privati a discapito del bene comune.
  • Efficienza economica: Attualmente, i poveri sono tassati più dei ricchi. Un’inversione di questa tendenza potrebbe rendere il sistema più equo ed efficiente.

Payne non risparmia critiche a Roth, definendo le sue dichiarazioni come un segno di insicurezza e un tentativo di difendere privilegi ingiustificati. Il dibattito, insomma, è tutt’altro che concluso: da una parte chi chiede maggiore responsabilità ai più ricchi, dall’altra chi difende il proprio status quo con argomenti sempre più contestati.