Il progetto 'Freedom' cancellato e riabilitato in 48 ore

Solo due giorni dopo l’annuncio, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha revocato ‘Project Freedom’, il controverso piano militare per scortare le navi mercantili nello Stretto di Hormuz. La decisione è arrivata dopo le forti preoccupazioni espresse da Arabia Saudita e Kuwait, che hanno bloccato l’accesso alle proprie basi aeree e allo spazio aereo statunitense.

Le ragioni del dietrofront

Secondo fonti statunitensi e saudite citate dal Wall Street Journal, i due paesi del Golfo temevano che il supporto a 'Project Freedom' avrebbe scatenato ritorsioni da parte dell’Iran, con possibili attacchi contro il Golfo Persico. Inoltre, c’era il timore che gli Stati Uniti potessero non essere in grado di garantire una difesa efficace in caso di escalation.

La vicenda è stata definita dal Journal come “la più grave crisi nelle relazioni militari tra Stati Uniti e Arabia Saudita degli ultimi anni”.

Dalla gaffe alla ripresa: il caos comunicativo

La situazione è stata aggravata da dichiarazioni roboanti di alti funzionari statunitensi, come il segretario alla Difesa Pete Hegseth e il segretario di Stato Marco Rubio, che solo poche ore prima della revoca del progetto avevano esaltato le presunte capacità di 'Project Freedom'.

«Come dono diretto degli Stati Uniti al mondo, abbiamo istituito una potente cupola rossa, bianca e blu sullo stretto. Cacciatorpediniere americani sono in posizione, supportati da centinaia di caccia, elicotteri, droni e aerei da sorveglianza, garantendo una sorveglianza 24/7 sulle navi commerciali pacifiche», aveva dichiarato Hegseth in una conferenza stampa.

Cosa cambia ora per il progetto

Non è ancora chiaro perché Arabia Saudita e Kuwait abbiano cambiato idea, ma 'Project Freedom' è tornato in campo. Ora prevede il dispiegamento di navi da guerra e aerei statunitensi per proteggere le navi mercantili da eventuali attacchi con droni e missili iraniani mentre transitano nello Stretto di Hormuz.

Un compito tutt’altro che semplice, considerando che la regione rimane una delle aree più instabili al mondo.