Il potere di Donald Trump sul Partito Repubblicano sta mostrando i primi segni di cedimento, proprio alla vigilia delle elezioni di metà mandato di novembre. Secondo quanto riportato da Politico, la sua capacità di influenzare le dinamiche interne al GOP viene messa alla prova in modo sempre più evidente.

Le sconfitte nei primari e la resistenza di alcuni esponenti repubblicani stanno ridimensionando l’aura di invincibilità che circondava il leader MAGA. Un caso emblematico arriva dall’Indiana, dove 21 legislatori locali del partito hanno bloccato a dicembre i suoi tentativi di ridefinire i distretti elettorali. Otto di loro si ricandideranno a novembre, e Trump ha già avviato una campagna di rivalsa: ha sostenuto candidati alternativi in sette delle loro primarie e investito milioni di dollari in queste competizioni, apparentemente di secondo piano. Tuttavia, i suoi alleati faticano a ottenere risultati significativi, con i favoriti che arrancano nelle rilevazioni, spesso in vantaggio solo per pochi punti percentuali.

Anche all’interno del partito emergono segnali di insofferenza verso Trump. Il presidente ha appoggiato candidati alternativi contro alcuni dei suoi principali oppositori interni, come il senatore della Louisiana Bill Cassidy e il deputato del Kentucky Thomas Massie. Quest’ultimo, nonostante le pressioni, sembra resistere. Cassidy, diventato un bersaglio del movimento MAGA dopo aver votato per la condanna di Trump durante il processo di impeachment nel 2021, è dato in svantaggio di appena pochi punti nei sondaggi più recenti, secondo Emerson College.

Questi dati suggeriscono che il movimento MAGA stia iniziando a guardare oltre Trump, alla ricerca di una nuova guida, soprattutto ora che il presidente si avvicina alla fase finale del suo mandato. Nonostante ciò, Trump non sembra intenzionato a lasciare il campo: durante un evento alla Casa Bianca dedicato alle piccole imprese, ha nuovamente accennato alla possibilità di restare in carica per altri due mandati, cioè otto anni in totale.

«Ha raggiunto il picco del suo potere e ora stiamo vedendo la parte discendente della curva. Questo sarà il suo ultimo ciclo elettorale competitivo con un impatto su di lui. La base sta iniziando a pensare al futuro».

Adam Kinzinger, ex deputato repubblicano, a Politico

Il declino di Trump non è solo una questione di numeri, ma anche di percezione. La sua capacità di mobilitare l’elettorato sembra in calo, e alcuni esponenti del partito stanno cercando di emanciparsi dalla sua influenza. Se da un lato il presidente continua a dominare la scena mediatica, dall’altro i risultati concreti nei primari e nelle elezioni locali stanno dimostrando che il suo potere non è più assoluto come in passato.