Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha dato il suo endorsement a una proposta bizzarra: rinominare l’ICE (Immigration and Customs Enforcement) in NICE (National Immigration and Customs Enforcement). L’idea, lanciata lo scorso mese da Alyssa Marie, ex giornalista di Project Veritas — organizzazione di destra nota per le sue operazioni sotto copertura — mira a costringere i media a utilizzare quotidianamente il termine "agenti NICE".
Marie aveva scritto su X:
"Voglio che Trump cambi ICE in NICE, così i media dovranno dire 'agenti NICE' ogni santo giorno".
Dopo oltre un mese, Trump ha risposto entusiasta su Truth Social:
"IDEA FANTASTICA!!! FALLI!".
La proposta ha scatenato reazioni immediate tra i sostenitori del presidente, convinti che costringere i critici a usare il nuovo nome avrebbe rappresentato una vittoria simbolica. Tuttavia, al di là della provocazione, i dati mostrano un’amministrazione in difficoltà: secondo gli ultimi sondaggi, il gradimento di Trump è sceso sotto il 40%, toccando livelli mai registrati in entrambi i suoi mandati.
Il calo di popolarità non è casuale. Oltre alle sue politiche militari in Iran, le azioni dell’ICE — già oggetto di critiche per abusi, minacce e separazioni familiari — stanno contribuendo al declino del presidente. L’agenzia è stata più volte accusata di violenza eccessiva, arresti senza mandato e detenzioni illegittime. Solo negli ultimi anni, centinaia di minori sono stati separati dalle famiglie, mentre cittadini statunitensi sono morti in episodi legati alle operazioni dell’ICE, come nel caso di due uomini uccisi in Minnesota.
Rinominare l’agenzia in NICE non cambierà la realtà dei fatti. Come sottolineato da molti osservatori, si tratta di una mossa puramente simbolica, priva di sostanza, che rischia di distrarre dall’operato controverso dell’ICE e dalle sue gravi conseguenze umanitarie.