La crisi politica ed economica in Venezuela sta avendo ripercussioni inaspettate anche in Old School RuneScape (OSRS), un gioco online nato oltre vent’anni fa. Mentre il Paese affronta l’iperinflazione e la fuga di massa dei cittadini, decine di migliaia di venezuelani hanno trasformato le sessioni di gioco in una fonte di reddito: raccogliendo risorse virtuali, raggiungendo livelli avanzati e vendendo ciò che ottengono per dollari o criptovalute.
L’impatto di questi giocatori sull’economia interna di OSRS è stato talmente significativo che eventi reali, come blackout o esodi di massa, hanno modificato in poche ore i prezzi del mercato virtuale. Quando la situazione in Venezuela peggiora, i valori delle risorse in-game fluttuano, riflettendo la precarietà della vita reale dei giocatori.
Questo fenomeno solleva una domanda fondamentale: dove finisce l’economia virtuale e dove inizia quella reale? Per molti venezuelani, OSRS non è solo un passatempo, ma una risorsa economica indispensabile.
Da gioco di nicchia a fenomeno globale
RuneScape, sviluppato dai fratelli Andrew e Paul Gower, debuttò nel 2001 come un gioco browser basato su Java. La sua forza stava nella semplicità dei meccanismi e nella possibilità di giocare anche con connessioni lente, grazie a un’opzione gratuita che non richiedeva abbonamenti mensili.
Uno degli aspetti più affascinanti del gioco era il suo mercato interno, basato sul baratto e lo scambio di risorse come legname, minerali ed erbe. Anche se non era previsto come meccanismo principale, molti giocatori hanno iniziato a organizzare mercati spontanei, creando un’economia parallela sorprendentemente sofisticata. Alcuni arrivarono persino a comprare relazioni virtuali, dando vita al famoso meme "buying gf".
Nel 2008, gli sviluppatori di Jagex introdussero controlli sui prezzi e limiti agli scambi, cercando di frenare la vendita di oro in-game nel mondo reale. La mossa scatenò proteste virtuali e richieste di "libero mercato", costringendo Jagex a tornare sui suoi passi due anni dopo. Tuttavia, il danno era fatto: le restrizioni, unite a aggiornamenti impopolari e meccaniche "pay to win", spinsero molti giocatori ad abbandonare il gioco.
La rinascita di Old School RuneScape
Quella che sembrava la fine di RuneScape si trasformò invece in una rinascita. Nel 2013, su richiesta dei giocatori, gli sviluppatori rilanciarono una versione del 2007 del gioco, chiamata Old School RuneScape (OSRS). Oggi, questa versione conta circa dieci volte gli utenti giornalieri rispetto a RuneScape 3, la versione più recente.
Nel 2025, OSRS ha superato il milione di abbonati paganti e registrato oltre 240.000 giocatori simultanei, il picco più alto della sua storia. Questo successo dimostra come un gioco vecchio di decenni possa ancora offrire opportunità economiche reali in un contesto di crisi globale.
"Per molti venezuelani, OSRS non è solo un gioco, ma una valvola di sfogo economica in un Paese dove il denaro perde valore ogni giorno."
La storia di RuneScape e dei suoi giocatori venezuelani è una testimonianza di come le economie virtuali possano diventare un rifugio, o persino una soluzione, in tempi di instabilità reale.