I cittadini della Virginia hanno approvato con un margine di appena 3 punti percentuali una riforma dei distretti congressuali che ridisegna i confini elettorali dello stato. La decisione, presa martedì, rappresenta una vittoria temporanea per i democratici nella complessa battaglia nazionale sulla ridefinizione dei collegi elettorali, scatenata dall’iniziativa di Donald Trump.
La riforma, approvata tramite referendum, prevede un significativo spostamento a favore dei democratici: la delegazione congressuale della Virginia passerà da un equilibrio 6-5 a un rapporto di circa 10-1 a favore del Partito Democratico. Questo cambiamento avviene in uno stato che Trump aveva vinto con un margine inferiore al 6% nelle elezioni del 2024.
Le conseguenze per i repubblicani
La riforma mette in difficoltà quattro deputati repubblicani in carica, che si troveranno a competere in distretti meno favorevoli. Tuttavia, il Partito Repubblicano ha già annunciato l’intenzione di ricorrere alla Corte Suprema della Virginia, che a febbraio aveva autorizzato il referendum senza pronunciarsi sulla sua legittimità.
La strategia repubblicana di ridefinizione dei confini, avviata da Trump con la spinta al gerrymandering in Texas, potrebbe subire ulteriori battute d’arresto. In Florida, il governatore Ron DeSantis sta valutando nuove mappe che potrebbero garantire ai repubblicani tra due e cinque seggi aggiuntivi.
Le reazioni politiche
I leader democratici hanno espresso soddisfazione per il risultato, ma restano in allerta per le prossime mosse avversarie. Hakeem Jeffries, leader della minoranza democratica alla Camera, ha dichiarato:
«Questa guerra non è finita. La prossima settimana, Ron DeSantis convocherà una sessione speciale della legislatura della Florida per ridefinire i confini, perché i repubblicani sanno di essere sull’orlo di una sconfitta epocale a novembre».
Abigail Spanberger, governatrice democratica della Virginia, ha commentato:
«I cittadini della Virginia hanno parlato e questa sera hanno approvato una misura temporanea per contrastare un presidente che sostiene di avere diritto a un maggior numero di seggi repubblicani al Congresso».
Spanberger, eletta con un margine del 15% sei mesi fa, ha visto calare i suoi consensi durante la battaglia sulla ridefinizione dei distretti.
La risposta repubblicana
Il Partito Repubblicano non ha nascosto la delusione. Richard Hudson, presidente del Comitato Nazionale Repubblicano per la Camera, ha dichiarato:
«I democratici della Virginia non possono riscrivere la realtà. Questo margine ristretto conferma che la Virginia è uno stato viola e non dovrebbe essere rappresentato da un gerrymandering estremo».
Le incognite per i repubblicani
La strategia di gerrymandering repubblicana potrebbe incontrare ostacoli imprevisti. Alcuni esponenti del partito temono che la riforma texana possa fruttare solo due o tre seggi aggiuntivi, anziché cinque. Inoltre, i sondaggi indicano un calo dei consensi per Trump in Texas dopo la ridefinizione dei confini, con un’erosione dei guadagni elettorali tra gli elettori latinoamericani.
La mossa di Trump in Texas ha innescato una serie di contromosse democratiche. Il governatore della California, Gavin Newsom, ha avviato una riforma che potrebbe garantire fino a cinque seggi aggiuntivi ai democratici, neutralizzando la strategia repubblicana. Altri stati come Ohio, North Carolina e Missouri sono stati presi di mira per guadagni aggiuntivi, ma in Utah una ridefinizione ordinata dai tribunali ha creato un ulteriore seggio probabile per i democratici. In Indiana, invece, la legislatura a guida repubblicana ha resistito alle pressioni della Casa Bianca per ridefinire i confini a favore del partito.
Il dibattito interno ai democratici
Molti democratici vedono la riforma della Virginia come un atto di resistenza contro le tattiche aggressive dei repubblicani. Tuttavia, il margine ristretto della vittoria ha acceso un dibattito interno sul costo di adottare strategie di gerrymandering simili a quelle avversarie.