Il Consiglio di Sicurezza di Arbitrum, un organo composto da 12 membri eletti dalla comunità di Arbitrum DAO, ha congelato 30.766 Ether (circa 71 milioni di dollari) rubati all’applicazione decentralizzata Kelp DAO da parte di hacker nordcoreani. La decisione, presa martedì, trasferisce i fondi in un portafoglio congelato, rendendoli inaccessibili agli autori del furto.
Griff Green, membro del Consiglio di Sicurezza, ha dichiarato:
«Non abbiamo preso questa decisione alla leggera. Sono state necessarie ore di dibattito su aspetti tecnici, pratici, etici e politici. Ma come disse Edmund Burke, basta che il male trionfi perché i buoni non facciano nulla. Oggi abbiamo scelto di agire».
Una mossa controversa
L’intervento del Consiglio di Arbitrum va contro i principi fondanti delle blockchain: permissionless (accessibili senza autorizzazioni) e immutabili (invariabili). Solitamente, nessuno può modificare, congelare o trasferire asset senza il consenso del proprietario. Tuttavia, in questo caso, il Consiglio ha agito per recuperare i fondi rubati, sollevando dubbi sulla reale decentralizzazione del sistema.
Se da un lato il recupero dei fondi rappresenta una vittoria per le vittime del furto, dall’altro molti critici temono che questa decisione possa aprire la strada a interventi futuri, anche da parte delle autorità giudiziarie, che potrebbero costringere il Consiglio a congelare asset per motivi diversi dalla sicurezza.
Il contesto: il furto da 294 milioni di dollari
Il 27 aprile, hacker legati alla Corea del Nord hanno sottratto 294 milioni di dollari a Kelp DAO attraverso un sofisticato attacco basato su messaggi cross-chain falsificati. Questi messaggi hanno indotto l’applicazione a rilasciare token in modo illegittimo. In risposta, gli investitori hanno ritirato oltre 15 miliardi di dollari dai protocolli DeFi, mettendo in discussione la sicurezza del settore.
Mentre alcuni sostengono che recuperare i fondi sia la scelta giusta, altri sottolineano il rischio di precedenti pericolosi. Dan Robinson, partner della società di venture crypto Paradigm, ha commentato:
«Scelta difficile, ma sembra la cosa giusta da fare. La decentralizzazione non è un patto suicida».
Anche Marc Zeller, fondatore dell’iniziativa Aave-Chain, ha espresso un parere contrastante:
«Ogni fibra del mio essere è contraria a ciò che ha fatto Arbitrum. Eppure capisco la loro decisione. È più importante che le persone riabbiano i loro soldi piuttosto che permettere a Kim Jong Un di intascare un bottino».
I 71 milioni di dollari congelati potranno essere sbloccati solo con un’ulteriore decisione del governo di Arbitrum, coordinata con le parti interessate, come specificato in un post ufficiale dell’account X di Arbitrum.