Se avete viaggiato recentemente sulla metropolitana di New York, probabilmente avete visto la pubblicità che sta spopolando sui social network. L’annuncio mostra due messaggi: uno di Steve, un dipendente che comunica di non poter lavorare con un semplice "non vengo oggi scusa", e uno di Ava, un’agente di vendita AI che afferma di aver organizzato 12 meeting e analizzato 1.269 prospect.
Lo slogan in cima all’annuncio è chiaro: "Licenzia Steve. Assumi Ava". In pratica, sostituire i lavoratori umani con l’intelligenza artificiale. La campagna, firmata da Artisan, azienda specializzata in agenti AI per ruoli commerciali di basso livello, non passa inosservata. Ma funziona davvero? E soprattutto, a quale prezzo?
Le polemiche sui social: tra ironia e indignazione
Con il 71% degli americani preoccupati che l’AI possa sostituire definitivamente i posti di lavoro entro il 2025, la nuova pubblicità di Artisan sembra giocare con una paura diffusa. Non è la prima volta che l’azienda adotta un approccio provocatorio: altri cartelloni a New York e San Francisco recitano frasi come "Il tuo prossimo assunto non sarà umano" o "Smetti di assumere persone".
Tuttavia, l’attenzione che la campagna sta attirando non è affatto positiva. Su Twitter e altri social, gli utenti hanno demolito il messaggio dell’azienda con commenti taglienti:
"Chiunque abbia mai assunto persone sa che questo è il segnale per assumere Steve, non Ava."
"Steve almeno ti avvisa quando non può lavorare. Ava ti mentirà, allucinerà e ti riempirà di chiacchiere."
Molti hanno sottolineato che, se l’AI può garantire quantità, non è detto che offra anche qualità. Secondo alcuni utenti, Ava probabilmente ha "organizzato 12 meeting inesistenti" e sta mentendo sulla ricerca su 1.269 prospect. "Chi può verificare la qualità della ricerca? Chi se ne importa? Abbiamo la quantità!", ha ironizzato un utente.
L’AI suscita rabbia, soprattutto tra i giovani
Le critiche non si limitano alla logica dell’annuncio. Secondo un sondaggio Gallup di aprile, il 31% della Gen Z afferma di provare rabbia verso l’AI, mentre solo il 22% si dice entusiasta, con un calo di 14 punti percentuali rispetto all’anno precedente. Un utente ha commentato: "Ho visto persone che lavorano nell’AI stupirsi e indignarsi per il modo ostile in cui vengono trattate. Ma sembra che, in qualche modo, lo stiano cercando."
Perché Artisan punta sull’anti-umano
Nonostante le polemiche, Jaspar Carmichael-Jack, CEO e cofondatore di Artisan, difende la strategia. In un post sul blog, ha spiegato che la campagna "funziona perché è scomoda". Secondo lui, il messaggio va oltre le tre parole scritte sui cartelloni: "Smettere di assumere umani per lavori che l’AI può fare meglio".
L’obiettivo, insomma, è quello di spingere le aziende a riflettere sull’efficienza dell’AI rispetto al lavoro umano, anche a costo di scatenare reazioni negative. Ma fino a che punto conviene provocare per attirare l’attenzione?