Minneapolis — Nazir Khan era ancora debole quando ha risposto al telefono mercoledì mattina. Dodici giorni senza cibo avevano lasciato il segno, ma il suo gesto aveva raggiunto l’obiettivo: attirare l’attenzione su un problema ambientale trascurato da decenni. Insieme ad altri due attivisti della comunità locale, Khan ha portato avanti uno sciopero della fame per protestare contro l’inceneritore Hennepin County Energy Recovery (HERC), situato in un quartiere a maggioranza nera della città.

L’impianto, uno dei 73 ancora attivi negli Stati Uniti, è considerato una delle principali fonti di inquinamento atmosferico nella zona. Secondo il Natural Resources Defense Council, vivere vicino a un inceneritore comporta rischi concreti per la salute: aumento delle probabilità di sviluppare tumori, difetti congeniti e malattie polmonari. I dati parlano chiaro: nella zona circostante HERC, i ricoveri per asma sono significativamente più frequenti rispetto al resto dello Stato. Uno studio del Sierra Club del 2022 ha stimato che le emissioni di particolato dell’impianto sono responsabili di 1-2 morti premature all’anno.

Nonostante le promesse delle autorità di chiudere HERC tra il 2028 e il 2040, gli attivisti chiedono una data certa e un piano concreto. Finora, però, nessuna scadenza è stata fissata. «Ora la gente sta finalmente prestando attenzione a questo problema», afferma Khan.

Da organizzatore sindacale a leader ambientalista

Khan, arrivato a Minneapolis undici anni fa come organizzatore sindacale, si è avvicinato al movimento ambientalista dopo aver partecipato alle proteste contro il Dakota Access Pipeline a Standing Rock e alla lotta contro l’oleodotto Line 3 in Minnesota. «La battaglia contro HERC va avanti da decenni», spiega. «Già negli anni Dieci, gli attivisti erano riusciti a bloccare un piano per aumentare la capacità di incenerimento da 1.000 a oltre 1.200 tonnellate al giorno».

Il problema degli inceneritori, però, non riguarda solo gli Stati Uniti. «Mio padre è originario dell’India, dove vicino a Delhi c’è un enorme inceneritore che inquina pesantemente la zona», racconta Khan. «Al Minnesota Environmental Justice Table, abbiamo cercato di portare una mentalità sindacale nel movimento ambientalista, che spesso si concentra su lotte di emergenza piuttosto che su strategie a lungo termine».

Le denunce dei lavoratori e la resistenza delle autorità

Sei anni fa, un informatore interno ha contattato Khan e altri attivisti, fornendo prove preoccupanti sullo stato dell’impianto: violazioni delle norme sulle ceneri tossiche, infortuni gravi ai lavoratori e condizioni di sicurezza inadeguate. «Provenendo da un background sindacale, queste informazioni ci hanno subito allertato», dichiara Khan. «Abbiamo provato a coinvolgere i lavoratori di HERC, ma senza successo».

Nonostante le pressioni, le autorità locali continuano a rimandare la chiusura dell’impianto. «Vogliamo una data certa e un piano di transizione giusto per la comunità», conclude Khan. «Perché l’aria pulita non dovrebbe essere un diritto per tutti».