Un altro duro colpo per l'amministrazione Trump. Un tribunale federale ha bloccato venerdì il tentativo del presidente di vietare la richiesta di asilo ai migranti che attraversano il confine meridionale degli Stati Uniti con il Messico.

La Corte d'Appello degli Stati Uniti per il Distretto di Columbia ha emesso una sentenza a maggioranza di 2 a 1 contro il provvedimento. I giudici hanno stabilito che Trump non può deportare i migranti «con procedure di espulsione sommarie create ad hoc» né sospendere il loro diritto di presentare domanda di asilo, nemmeno in caso di ingresso illegale.

La decisione è stata presa dai giudici Cornelia Pillard, nominata da Obama, e J. Michelle Childs, nominata da Biden, mentre il giudice Justin Walker, nominato da Trump, si è espresso a favore dell'amministrazione. Il collegio giudicante ha confermato una precedente ordinanza del giudice federale Randolph Moss, che a luglio aveva già stabilito che il decreto di Trump del gennaio 2025, che eliminava il diritto all'asilo per chi attraversava illegalmente il confine, violava la legge federale.

Nella sua motivazione, la giudice Childs ha scritto:

«Escludere gli stranieri presenti fisicamente negli Stati Uniti dalla possibilità di richiedere asilo, e quindi negare loro la valutazione delle condizioni per ottenerlo, è in contrasto con la legge».

La vicenda si inserisce in un contesto di crescente tensione sull'immigrazione. Secondo dati ufficiali, le richieste di asilo sono crollate sotto l'amministrazione Trump, che ha attuato una politica di deportazioni di massa e ha sostituito numerosi giudici dell'immigrazione dopo ripetute sconfitte in tribunale.

Già lo scorso anno, Stephen Miller, consigliere di Trump, aveva criticato duramente una sentenza simile emessa da un tribunale inferiore, definendo il giudice Moss un «giudice marxista» che cercava di «aggirare la Corte Suprema». La prossima tappa del caso sarà proprio la Suprema Corte, che dovrà pronunciarsi sul provvedimento.