Palantir nel mirino: accuse di complicità in abusi e operazioni militari

Palantir, azienda specializzata in soluzioni di intelligence per militari e governi, è finita sotto i riflettori per il suo ruolo attivo durante la seconda presidenza di Donald Trump. In particolare, l’azienda è stata direttamente coinvolta nella repressione degli immigrati irregolari, un’operazione che ha portato a numerose vittime. Ancora più grave, secondo le accuse, è il suo coinvolgimento in raid aerei statunitensi che hanno colpito una scuola in Iran, causando la morte di oltre 120 bambini.

Manifesto aziendale: critiche interne per un documento definito "tecnofascista"

La scorsa settimana, Palantir ha pubblicato un riassunto di 22 punti tratto dal libro del CEO Alex Karp, "The Technological Republic: Hard Power, Soft Belief, and the Future of the West". Il documento, descritto da molti come un manifesto aziendale inquietante, è stato bollato da critici e dipendenti come un esempio di "ideologia mostruosa" e "tecnofascismo".

Crisi identitaria tra i dipendenti: "Stiamo abilitando gli abusi?"

La serie di controversie ha scosso sia i dipendenti attuali che quelli ex di Palantir, secondo quanto riportato da Wired. Molti si interrogano sul proprio ruolo, chiedendosi se stiano diventando "i cattivi della storia".

«Pensavo che il nostro compito fosse prevenire questi abusi, non facilitarli», ha dichiarato un ex dipendente al magazine. «Ora sembra che stiamo contribuendo a renderli possibili».

Silenzio imposto e discussioni censurate

Nonostante Palantir affermi di promuovere una cultura di dialogo interno, i dipendenti e gli ex sono costretti a firmare accordi di non diffamazione che vietano loro di parlare con la stampa. Le preoccupazioni interne, tuttavia, emergono in altri modi: nelle discussioni su Slack, dove i dipendenti hanno espresso crescente disagio per i rapporti tra Palantir e l’ICE (Immigration and Customs Enforcement), soprattutto dopo la morte di manifestanti durante scontri.

Secondo Wired, in almeno un canale Slack le conversazioni vengono automaticamente eliminate dopo sette giorni, alimentando ulteriori sospetti.

La risposta di Palantir: "Stiamo mitigando i rischi"

L’azienda ha difeso il proprio operato in un post interno, sostenendo che il contratto con l’ICE permette a Palantir di «fare la differenza nel mitigare i rischi, consentendo risultati mirati». Tuttavia, dopo il raid aereo in Iran che ha colpito una scuola, un dipendente ha chiesto in un thread Slack: «Siamo stati coinvolti? E cosa stiamo facendo per evitare che accada di nuovo?».

Manifesto aziendale: la reazione dei dipendenti

Il recente manifesto, riassunto del libro di Karp, ha scatenato ulteriori polemiche interne. Un dipendente ha scritto in un thread Slack, visibile a Wired:

«Mi chiedo perché sia stato pubblicato, soprattutto sul profilo aziendale. A livello pratico, ogni volta che condividiamo contenuti del genere, diventa più difficile vendere i nostri software all’estero, soprattutto in questo clima politico. E dubito che ne abbiamo bisogno anche negli Stati Uniti».

Un altro ha aggiunto: «Amici mi hanno già scritto chiedendo cosa diavolo abbiamo pubblicato. È come se avessimo attaccato un cartello ‘prendetemi a calci’ sulla nostra schiena. Spero che chi ha deciso di pubblicare questo manifesto non sia sorpreso dal fatto che, in effetti, stiamo venendo presi a calci».

Palantir sotto esame: tra accuse di complicità e crisi interna

Le controversie che coinvolgono Palantir non si fermano qui. L’azienda, fondata da Peter Thiel, continua a essere al centro di dibattiti etici e politici, con dipendenti e osservatori che ne mettono in discussione l’impatto sulla società e sui diritti umani.

Fonte: Futurism