Uno dei documentari più visti su Netflix in questo momento è Hulk Hogan: Real American, una serie in quattro episodi che si propone di analizzare la complessa figura di Terry Bollea, noto come Hulk Hogan. Il progetto promette di svelare le contraddizioni di un personaggio considerato un eroe, ma finisce per riproporre una narrazione parziale e poco critica, simile a quella del recente Mr. McMahon.
Con una durata complessiva di quasi cinque ore, il documentario offre una versione di Hogan che lo dipinge sistematicamente come vittima: delle circostanze, dell’epoca in cui è cresciuto, delle pressioni della fama o dell’invecchiamento. Tuttavia, evita accuratamente di affrontare le sue responsabilità per le azioni razziste e discriminatorie che hanno segnato la sua carriera e la sua vita personale.
Il documentario sembra avvicinarsi alla verità solo per poi allontanarsene con una scusa pronta: Hogan avrebbe fatto uso di steroidi perché «tutti lo facevano»; sarebbe stato razzista perché «era l’epoca in cui viveva»; avrebbe distrutto carriere per «il bene degli affari». Anche quando vengono riportate dichiarazioni gravi, come quella in cui Hogan avrebbe minacciato di uccidere la ex moglie Linda e il suo nuovo compagno, il documentario le sminuisce come semplici «battute tra amici».
Un altro punto debole è l’assenza di voci critiche: Hogan ha sempre l’ultima parola, mentre mancano approfondimenti o dibattiti che potrebbero contestualizzare le sue affermazioni. Inoltre, il documentario omette deliberatamente episodi chiave della sua carriera e della sua vita privata per costruire una narrazione più favorevole.
Tra le omissioni più significative:
- Il tradimento di Jessie Ventura: Hogan avrebbe denunciato i tentativi di Ventura di sindacalizzare il roster WWE negli anni ’80, guadagnandosi la fiducia di Vince McMahon a discapito dei diritti dei lavoratori.
- La gestione fallimentare in WCW: il suo controllo creativo e la gelosia professionale hanno contribuito al declino della federazione, ma questi aspetti sono appena accennati.
- Il secondo matrimonio: la relazione durata 11 anni con la seconda moglie viene completamente ignorata, presentando Hogan come single dal 2007 al 2023.
- L’assenza di Brook Hogan: la figlia maggiore, che ha pubblicamente preso le distanze dal padre, non compare affatto nel documentario.
Nonostante le promesse di una ricostruzione onesta, Hulk Hogan: Real American si rivela un prodotto di propaganda, più attento a proteggere l’immagine del protagonista che a raccontare la verità. Una scelta che solleva dubbi sulla credibilità di un progetto che avrebbe potuto essere un’occasione per una riflessione autentica sul passato controverso di Hogan.