Nelle pubblicità elettorali delle midterm 2024, i volti di Donald Trump, del sindaco di New York Zohran Mamdani e della deputata Alexandria Ocasio-Cortez spiccheranno molto più di quelli dello speaker della Camera Mike Johnson o del leader della minoranza democratica Hakeem Jeffries. Secondo strategist di entrambi gli schieramenti, intervistati da Axios, la scelta non è casuale.
Il motivo? Johnson e Jeffries non incarnano quella polarizzazione che rende un politico un bersaglio perfetto per gli spot di attacco. Al contrario, Trump e Mamdani, insieme a figure come l’ex speaker Nancy Pelosi, l’ex vicepresidente Kamala Harris e il governatore della California Gavin Newsom, sono i protagonisti delle pubblicità negative.
Le strategie dei partiti
I democratici puntano su Trump come simbolo negativo nei loro spot contro i repubblicani, mentre i repubblicani utilizzano Mamdani, AOC e altri esponenti progressisti per attaccare i democratici. Un’analisi di Axios su AdImpact ha rilevato pochissimi spot repubblicani che citano Jeffries dall’inizio dell’anno.
Ad esempio, il candidato repubblicano Derek Merrin in Ohio ha diffuso uno spot che accosta la deputata democratica Marcy Kaptur a Jeffries e al senatore Bernie Sanders, con la voce fuori campo che afferma: «Questo distretto non ha bisogno di un altro politico».
Il National Republican Congressional Committee ha invece lanciato uno spot specifico contro Jeffries, accusandolo di guidare un «Project 2026» per «rifare l’America» con politiche di sinistra. Al contrario, Axios non ha trovato spot democratici che citino direttamente Johnson.
Le eccezioni e le polemiche
Jeffries è comunque finito al centro del dibattito politico in un altro modo: la deputata repubblicana Jen Kiggans, in corsa per un seggio altamente conteso in Virginia, ha suscitato polemiche dopo aver risposto «Sì, sì» a un conduttore radiofonico che chiedeva se Jeffries dovesse «tenere le sue mani di cotone fuori dalla Virginia». Kiggans ha poi smentito di condividere il commento, ma la vicenda ha acceso i riflettori sulla sua campagna.
Secondo gli analisti, la tendenza a utilizzare leader divisivi nelle pubblicità non è nuova. Pelosi, ad esempio, è stata per anni il «nemico pubblico numero uno» per i repubblicani, anche prima del suo primo mandato come speaker. Johnson e Jeffries, invece, sono figure più istituzionali e meno polarizzanti, il che li rende meno appetibili come bersagli elettorali.
Un strategist democratico ha sottolineato come il partito stia promuovendo una narrazione che dipinge Johnson come un «vice speaker» che fa da spalla a Trump, rafforzando l’immagine di un partito repubblicano dominato dall’ex presidente.