Elon Musk e Sam Altman si affronteranno presto in tribunale in una battaglia legale che mette in discussione il futuro di OpenAI. Musk ha avviato una causa contro l’ex socio e l’azienda, accusando Altman di aver illegalmente trasformato OpenAI da organizzazione no-profit a una società a scopo di lucro, destinata a quotarsi in borsa già quest’estate con una valutazione vicina ai 1.000 miliardi di dollari.
La vicenda affonda le radici nel 2017, quando OpenAI avrebbe iniziato a cercare finanziamenti per sostenere i costi di sviluppo dell’intelligenza artificiale. Per attrarre investitori, l’organizzazione ha dovuto modificare il proprio statuto, creando una controllata a scopo di lucro. Secondo OpenAI, Musk avrebbe inizialmente accettato questa trasformazione, ma avrebbe preteso il controllo assoluto come unico amministratore delegato e una fusione con Tesla.
Nel 2018, dopo una lotta di potere con Altman per il controllo dell’azienda, Musk ha lasciato il consiglio di amministrazione, ufficialmente per evitare conflitti di interesse in qualità di CEO di Tesla. Ora, Musk chiede che i miliardi generati dalla controllata a scopo di lucro vengano restituiti alla fondazione no-profit e che Altman venga estromesso dalla leadership di entrambe le organizzazioni.
OpenAI è nata nel 2015 da un’idea di Musk, Altman e altri nove fondatori. All’epoca, l’obiettivo dichiarato era «avanzare l’intelligenza digitale per il beneficio dell’umanità intera, senza vincoli di profitto». Nel suo statuto del 2018, l’azienda si impegnava a non concentrarsi esclusivamente sui propri modelli, ma a supportare progetti allineati ai valori di sicurezza se avessero sviluppato un’intelligenza artificiale generale (AGI) prima di OpenAI stessa.
Oggi, l’azienda si trova in una posizione radicalmente diversa: gestisce data center ad alto consumo energetico, un chatbot coinvolto in controversie legate a episodi di violenza di massa e, secondo la giornalista tecnologica Karen Hao, rappresenta «la più grande minaccia alla democrazia mai vista finora». Non mancano, inoltre, le collaborazioni militari: OpenAI ha stretto accordi con il Dipartimento della Difesa statunitense per fornire tecnologie a scopi militari, una decisione che ha scatenato polemiche tra gli utenti. In risposta alle critiche, Sam Altman ha annunciato modifiche agli accordi per escludere l’uso interno per la sorveglianza dei cittadini statunitensi.
Da organizzazione no-profit con una missione filantropica, OpenAI è diventata un gigante commerciale che ora cerca di porre rimedio ai danni causati dal proprio sviluppo tecnologico. Recentemente, l’azienda ha pubblicato un documento di 13 pagine con «idee ambiziose» per implementare sistemi di sicurezza man mano che l’IA supera le capacità umane.