Nei giorni scorsi, l'FBI ha compiuto un intervento senza precedenti: ha inviato un aereo a Cuba per riportare in patria un minore statunitense, accusato di essere stato rapito. La vicenda, secondo le ricostruzioni iniziali, sarebbe legata alla preoccupazione di un familiare che i presunti rapitori intendessero sottoporre il bambino, di appena 10 anni, a un intervento di riassegnazione di genere.
Il 21 aprile, i pubblici ministeri federali hanno annunciato l'arresto e l'accusa dei genitori del minore e del loro compagno. Tra gli indagati figura una donna transgender, attualmente in custodia federale. Tuttavia, le informazioni disponibili sono ancora scarse e non è chiaro quanto delle accuse sia fondato.
Le accuse e la narrazione mediatica
Le notizie, inizialmente diffuse dal New York Times e da altri organi di stampa, hanno dato vita a una narrazione che ha rapidamente guadagnato terreno sia nei media conservatori che in quelli tradizionali. L'FBI, attraverso il suo direttore Kash Patel, ha celebrato l'operazione su X (ex Twitter), scrivendo:
«L'FBI e i nostri partner hanno agito rapidamente per salvare un bambino rapito e portato a Cuba, con il genitore presunto rapitore che sperava di far transitare il minore».
Patel ha condiviso anche un articolo del Daily Wire, sito di destra noto per le sue posizioni anti-transgender, dal titolo «FBI sventa il piano di un padre transgender per far transitare il figlio a Cuba». La vicenda è stata ripresa da numerosi media, che hanno presentato il caso come un «custodia transgender» o un tentativo di rapimento per sottoporre il minore a un intervento chirurgico.
Le lacune nelle prove
Nonostante la diffusione di questa narrazione, una verifica più attenta dei documenti giudiziari rivela delle gravi lacune. Secondo l'Associated Press, «non è chiaro dai documenti se gli imputati intendessero effettivamente far sottoporre il minore a un intervento chirurgico». L'unica fonte di questa accusa proviene da una dichiarazione giurata dell'agente dell'FBI Jennifer M. Waterfield, appartenente alla squadra per i reati violenti contro i minori dell'ufficio di Salt Lake City.
La Waterfield ha presentato la sua testimonianza il 16 aprile, nell'ambito di un atto d'accusa federale contro i presunti rapitori. Tuttavia, i quattro fogli di questa dichiarazione sembrano essere l'unica base per le accuse di chirurgia di riassegnazione di genere. La stessa Associated Press sottolinea come le prove siano insufficienti e come la narrazione rischi di essere strumentalizzata.
Il contesto e le polemiche
Il Daily Wire, noto per la sua campagna contro i diritti delle persone transgender, ha trovato in questa vicenda una conferma delle sue tesi. Il sito, già autore del documentario «What Is a Woman?» e organizzatore di eventi come il «Rally to End Child Mutilation» nel 2022, ha più volte dipinto le persone transgender come predatrici e la terapia di affermazione di genere come pericolosa.
La vicenda solleva interrogativi sulla strumentalizzazione politica della vicenda. Mentre i media mainstream hanno ripreso la narrazione dell'FBI, le prove concrete mancano. Resta da capire se questa operazione sia stata motivata da reali preoccupazioni per la sicurezza del minore o se sia stata utilizzata per alimentare l'allarmismo anti-trans che circola negli Stati Uniti.