Il Washington Post ha ufficialmente lanciato lunedì il suo nuovo podcast di punta, Make It Make Sense, parte della sezione opinioni del giornale. Il progetto, annunciato dopo che il media newsletter Status aveva rivelato un investimento di 80.000 dollari per la realizzazione di uno studio video, si propone come una piattaforma per dibattiti e analisi su temi di attualità.
Il podcast è condotto a rotazione da Adam O’Neal, caporedattore della sezione opinioni, da James Hohmann, vicedirettore, e da alcuni opinionisti come Carine Hajjar, Kate Andrews, Dominic Pino e Jason Willick. La maggior parte di loro sono assunti recenti, assunti come parte di una svolta a destra della sezione sotto la direzione di Jeff Bezos.
Nonostante siano stati pubblicati oltre 20 episodi da febbraio e 186 video su YouTube, il canale dedicato del podcast conta solo 515 iscritti. Il trailer di lancio, pubblicato sul canale principale del Washington Post su YouTube (che conta 2,85 milioni di iscritti), ha registrato appena 1.400 visualizzazioni al momento dell’analisi. Questi numeri, aggiornati a mercoledì pomeriggio, sono destinati a variare, ma riflettono già un interesse limitato.
La strategia video della nuova sezione opinioni del Washington Post sta fallendo pubblicamente, così come altri progetti simili finanziati da miliardari che condividono lo stesso modello. I contenuti risultano poco coinvolgenti, i numeri sono irrisori e i finanziatori hanno sempre dichiarato di non preoccuparsi dei risultati.
Uno studio video lussuoso, ma senza pubblico
Secondo Status, i 80.000 dollari sono stati spesi esclusivamente per l’attrezzatura video, non per il resto dello studio. Quest’ultimo presenta pannelli in legno, un bancone bar, divani e una bandiera americana incorniciata sulla parete posteriore, oltre a un grande ritratto di un cowboy a cavallo dietro il divano dei conduttori.
La squadra video del Washington Post è stata drasticamente ridotta: dai circa 60 dipendenti di due anni fa, oggi ne rimangono solo tre.
Recensioni negative e format improvvisato
Su Apple Podcasts, il podcast ha ricevuto solo 4 valutazioni, con una media di 2,3 stelle su 5. La recensione più positiva, citata da Jason Koebler di 404 Media, recita testualmente:
«Questo è pessimo e chi lo produce dovrebbe vergognarsi».Su Spotify, la valutazione media è di 2,8 stelle su 5. Un video pubblicato martedì, girato nello studio appena inaugurato, ha totalizzato solo 217 visualizzazioni. Secondo Koebler, i video che superano le tre cifre di visualizzazioni sono probabilmente dovuti a odio.
Il format del podcast ricorda quello di una riunione redazionale filmata senza preparazione. I conduttori, seduti sui divani sotto i pannelli in legno e il ritratto del cowboy, discutono tra loro senza una struttura precisa. Tra gli argomenti trattati recentemente: i pericoli della cannabis, gli errori mediatici sulla pandemia di Covid-19, cosa fare con le statue razziste e perché il streamer Hasan Piker è considerato negativo.
Koebler ha trascritto i primi 19 secondi di un video in cui un conduttore si confonde nel mezzo di una frase, chiedendosi se un presidente in carica abbia mai partecipato a un’udienza alla Corte Suprema. Un altro risponde: «Penso di sì. Credo». Un terzo conclude: «Questo».