Il 2026 si sta già configurando come un anno di record climatici senza precedenti. Con l’avvicinarsi della metà dell’anno, i dati mostrano che diversi primati sono stati già superati: l’estensione del ghiaccio marino artico durante l’inverno ha raggiunto il livello più basso mai registrato, mentre numerose nazioni hanno sperimentato ondate di calore invernali da record. A ciò si aggiunge un bilancio drammatico per gli incendi boschivi, con oltre 150 milioni di ettari già andati in fumo a livello globale.
Gli scienziati del World Weather Attribution, una collaborazione internazionale di ricerca sul clima, avvertono che l’imminente arrivo dell’El Niño potrebbe aggravare ulteriormente questi fenomeni estremi. Secondo le loro proiezioni, esiste una probabilità del 61% che questo pattern climatico naturale, caratterizzato dal riscaldamento delle acque del Pacifico, si manifesti entro luglio 2026 e persista fino alla fine dell’anno. L’El Niño, tipicamente, determina un temporaneo aumento delle temperature globali.
Rischi e impatti dell’El Niño nel 2026
Durante una conferenza stampa tenutasi l’11 maggio, i ricercatori hanno evidenziato i potenziali pericoli legati all’El Niño in un contesto già segnato dal cambiamento climatico antropogenico. Tra i rischi principali figurano:
- Stagioni degli incendi più intense e prolungate;
- Ondate di calore estreme e più frequenti;
- Siccità più severe e diffuse.
Frederike Otto, scienziata del clima presso il World Weather Attribution e l’Imperial College London, ha sottolineato come il cambiamento climatico stia avendo un impatto maggiore rispetto all’El Niño stesso sugli eventi meteorologici estremi di quest’anno. Le analisi condotte dal team, che tengono conto dell’ENSO (El Niño Southern Oscillation), il fenomeno climatico più ampio che include sia El Niño che La Niña, confermano questa tendenza.
«Abbiamo riscontrato che il cambiamento climatico indotto dall’uomo ha un’influenza molto più significativa sulla probabilità e sull’intensità degli eventi meteorologici estremi rispetto all’ENSO».
Daniel Swain, climatologo presso l’Università della California, Los Angeles e il California Institute for Water Resources, ha aggiunto che l’El Niño potrebbe spingere le temperature medie globali a livelli ancora più estremi, amplificando gli effetti del riscaldamento globale già vicino a +1,5°C rispetto all’era preindustriale.
«Nella storia moderna dell’umanità, non abbiamo mai assistito a un evento di El Niño forte o molto forte in condizioni globali così calde».
Incendi e siccità: una stagione già critica
Theodore Keeping, esperto di eventi meteorologici estremi e incendi boschivi presso l’Imperial College London e il World Weather Attribution, ha descritto una stagione degli incendi già in rapida escalation, soprattutto nelle savane africane, nel Sud-Est asiatico e nel nord-est della Cina. Sebbene l’El Niño possa avere effetti contrastanti sulla stagione degli incendi negli Stati Uniti, gran parte del paese è comunque a rischio elevato. Al contrario, un El Niño intenso potrebbe aggravare ulteriormente gli incendi in altre regioni del mondo, in particolare nella foresta amazzonica e in Australia.