Un sequel che riflette i tempi moderni
Nel 2026, il diavolo non veste più Prada. Ora indossa Allbirds o altre marche tech-fashion. Questo è il messaggio centrale di Il Diavolo veste Prada 2, il sequel tanto atteso che porta Meryl Streep e Anne Hathaway a rivivere i ruoli di Miranda Priestly e Andy Sachs. Ma il mondo della moda è cambiato radicalmente.
Da clique esclusivo a cultura inclusiva
Fashion non è più il regno di élite bizzose e privilegiate. Ora, il vero nemico è la cultura digitale. Il film, diretto da un regista non ancora annunciato, affronta le sfide di un’industria sotto attacco: la reputazione di Runway è minacciata da uno scandalo legato a una storia su una fast-fashion come Shein, che ignora le condizioni di lavoro dei dipendenti. Andy Sachs, ora giornalista rispettata, viene richiamata per salvare la rivista dalla vendita a Benji Barnes (Justin Theroux), un personaggio ispirato a Jeff Bezos.
Un mondo diverso, meno battute ma più autentico
Tornare a Runway non è più lo stesso. La moda è ora consapevole, inclusiva e libera da bullismo. Le tirate di Miranda Priestly, un tempo iconiche, diventano meno frequenti, ma ugualmente divertenti quando la direttrice si sforza di pronunciare termini come "body positivity". Tuttavia, il potere non è più nelle mani dei creativi, ma dei budget e degli inserzionisti.
Il film affronta anche il tema della sopravvivenza dei media tradizionali in un’era dominata dai social e dalla velocità dell’informazione. Andy Sachs deve bilanciare l’integrità giornalistica con la necessità di attrarre traffico web, mentre Miranda lotta per mantenere il controllo di Runway.
Le collaborazioni di lusso
Il sequel non manca di riferimenti al fashion di alto livello. Matthieu Blazy presenta la sua prima collezione resort per Chanel, mentre A$AP Rocky sfoggia scarpe da neonato firmate Chanel. Emily Blunt, nei panni di Emily Charlton, ora lavora per Dior. Anche Tony Ferreira, noto per la sua borsa Saks VIC approvata da Paris Hilton e Mariah Carey, apre il suo negozio, The Swan House, a Beverly Hills. Fashion Trust U.S. celebra la creatività di Los Angeles con Mother Denim.
Un film tra nostalgia e critica sociale
Pur mantenendo lo spirito del primo film, Il Diavolo veste Prada 2 si interroga su come l’industria della moda e dei media si sia trasformata. Non è più una commedia spensierata, ma una riflessione su potere, responsabilità e cambiamento generazionale. E se Miranda Priestly non è più il diavolo, chi lo è diventato? La risposta potrebbe sorprendere molti.
"Fashion è ora consapevole e inclusiva, ma il vero nemico è la cultura digitale che domina ogni aspetto della nostra vita."