L’esperimento: AI a confronto con un processo storico

In un recente esperimento, un ricercatore ha incaricato un’intelligenza artificiale di analizzare due trascrizioni del processo per tradimento del 1807 contro Aaron Burr. L’obiettivo era verificare la coerenza di un articolo pubblicato nel 2021, basato su una delle trascrizioni, confrontandolo con l’altra versione disponibile. Il risultato? Un documento generato dall’AI che solleva domande fondamentali sul ruolo dell’uomo e della macchina nella ricerca giuridica.

Come è stato creato il documento AI

Il processo di generazione del documento non è stato semplice. Le trascrizioni originali, disponibili in formato PDF, contenevano centinaia di pagine, ma solo alcune sezioni erano rilevanti per lo studio: quelle relative al privilegio contro l’autoincriminazione. L’AI utilizzata, Claude (Opus 4.6 extended), ha richiesto oltre 30 cicli di interazione per produrre un risultato soddisfacente.

All’inizio, l’AI ha rifiutato di elaborare direttamente i due PDF, giudicando il compito troppo complesso. Il ricercatore ha quindi semplificato la richiesta, chiedendo all’AI di analizzare prima il proprio articolo del 2021 e poi di confrontarlo con la trascrizione di Carpenter. Il risultato iniziale è stato deludente, ma ha aperto la strada a un processo di affinamento progressivo.

Con il tempo, il ricercatore ha scoperto che l’arte di “addestrare” l’AI richiedeva pazienza e strategia. Solo dopo numerosi tentativi, l’AI ha accettato di confrontare direttamente le due trascrizioni, ma con una richiesta aggiuntiva: includere citazioni testuali e riferimenti di pagina per ogni affermazione. Questo ha comportato un lavoro supplementare, poiché l’AI faticava a gestire correttamente la numerazione delle pagine, soprattutto a causa della struttura dei PDF originali, che presentavano due volumi consecutivi senza una paginazione chiara.

Un passo avanti significativo è arrivato quando il ricercatore ha capito che l’AI poteva lavorare meglio con screenshot delle pagine, anziché con i file PDF direttamente. Questo ha permesso di ottenere un confronto più accurato, anche se ha richiesto un controllo manuale costante per correggere gli errori dell’AI.

Le domande etiche: chi è l’autore del documento?

Ora che il documento è stato generato, sorgono due questioni principali:

  • Pubblicazione: È opportuno rendere pubblico il documento? Se sì, in quale forma? Come bozza informale online, come articolo accademico o in altra modalità?
  • Autorialità: Qual è il ruolo dell’AI e del ricercatore? L’AI può essere considerata co-autrice? Il ricercatore è solo il “prompt engineer” che ha dato istruzioni, o può rivendicare la paternità del lavoro?

Queste domande non hanno risposte semplici. L’AI ha svolto un ruolo attivo nella ricerca, ma il controllo umano è stato essenziale per guidare il processo, correggere gli errori e interpretare i risultati. Tuttavia, la definizione di “autore” in un contesto di collaborazione uomo-macchina rimane un terreno inesplorato, soprattutto in ambito accademico e giuridico.

Il futuro della ricerca giuridica con l’AI

Questo esperimento solleva riflessioni più ampie sul futuro della ricerca legale. L’AI può accelerare l’analisi di documenti complessi, ma richiede supervisione umana costante per garantire accuratezza e affidabilità. Inoltre, la questione dell’autorialità impone una revisione delle norme etiche e giuridiche che regolano la pubblicazione scientifica.

Mentre la tecnologia avanza, sarà fondamentale stabilire linee guida chiare su come utilizzare l’AI nella ricerca, bilanciando innovazione e responsabilità. Solo così sarà possibile sfruttare appieno il potenziale dell’intelligenza artificiale senza compromettere la qualità e l’integrità del lavoro accademico.

«L’AI può essere uno strumento potente, ma non sostituisce il giudizio umano. La vera sfida è trovare il giusto equilibrio tra automazione e supervisione.»

Fonte: Reason