Kevin Warsh, nominato da Donald Trump alla presidenza della Federal Reserve, ha respinto con fermezza l’accusa di essere un ‘burattino’ del presidente durante un’intensa audizione al Senato. In un’audizione dinanzi alla Commissione Bancaria del Senato, Warsh ha sottolineato l’importanza dell’indipendenza della banca centrale.
«I responsabili della politica monetaria devono agire nell’interesse del Paese», ha dichiarato Warsh. «Sono impegnato a garantire che la conduzione della politica monetaria rimanga strettamente indipendente».
La nomina di Warsh è avvenuta in un clima di forte tensione, alimentato dalle ripetute pressioni di Trump sulla Fed affinché abbassasse i tassi di interesse. Il presidente ha più volte criticato l’operato dell’attuale governatore, Jerome Powell, arrivando a ipotizzare un’indagine penale per presunte dichiarazioni false sui costi di ristrutturazione della sede della Fed a Washington.
Powell ha definito l’indagine una manovra politica, volta a intimidire la banca centrale affinché assecondi le richieste di tassi più bassi. Trump, dal canto suo, ha negato di aver ordinato l’apertura dell’indagine, ma la vicenda ha gettato un’ombra sulla candidatura di Warsh.
«Trump non vuole una Fed indipendente», ha affermato la senatrice democratica Elizabeth Warren, presidente della Commissione Bancaria. «Ha dichiarato che chiunque non sia d’accordo con lui non potrà mai diventare presidente della Fed. E ha reso chiaro che lei è il suo burattino, affermando la scorsa settimana che i tassi di interesse scenderanno ‘quando Kevin entrerà in carica’».
La pressione di Trump sulla Fed ha persino provocato una rara defezione tra i repubblicani. Il senatore Thom Tillis (Carolina del Nord) ha dichiarato che non supporterà la nomina di Warsh finché l’indagine su Powell non sarà archiviata. «Lei ha credenziali straordinarie, impeccabili», ha detto Tillis a Warsh durante l’audizione. «Eliminiamo questa indagine così potrò sostenere la sua conferma».
Indipendenza della Fed e politiche monetarie
Senatori di entrambi gli schieramenti hanno interrogato Warsh sulla sua volontà di preservare l’autonomia della banca centrale. Le domande non erano motivate solo dalle pressioni di Trump, ma anche dalle dichiarazioni di Warsh degli ultimi mesi, in cui ha espresso la necessità di tassi di interesse più bassi.
«Il presidente non mi ha mai chiesto di predeterminare, impegnarmi o decidere in anticipo alcuna decisione sui tassi di interesse nelle nostre discussioni», ha assicurato Warsh. «Né io accetterei mai di farlo».
Il candidato ha ribadito la sua intenzione di avviare una «rivoluzione nella politica monetaria», spostando l’attenzione dagli acquisti di titoli di Stato (quantitative easing) alla gestione dei tassi di interesse. Dopo la Grande Recessione, la Fed ha iniettato migliaia di miliardi di dollari nell’economia attraverso il quantitative easing, una misura che, secondo i critici, ha alimentato l’inflazione.
Warsh ha promesso di ridurre drasticamente il bilancio della Fed, ma ha garantito che qualsiasi cambiamento sarà gestito con gradualità per evitare turbolenze nei mercati finanziari. «Questo tipo di cambiamento di regime dovrebbe essere deliberato, ben orchestrato e descritto con chiarezza, per evitare sconvolgimenti inutili», ha spiegato.
Portafoglio milionario e investimenti in criptovalute
Le dichiarazioni finanziarie di Warsh rivelano un patrimonio superiore ai 130 milioni di dollari, con oltre due dozzine di investimenti in progetti legati alle criptovalute. Tra questi figurano piattaforme di prestito decentralizzato come Compound, exchange di derivati come dYdX e Lighter, e quattro blockchain, tra cui Solana.
«Questi investimenti non influenzano le mie decisioni in materia di politica monetaria», ha dichiarato Warsh, respingendo possibili conflitti di interesse.