Un tribunale federale ha emesso ieri una sentenza storica nel caso U.S. v. California, bloccando temporaneamente l'applicazione di una legge statale che imponeva agli agenti federali non in uniforme di mostrare il proprio identificativo durante le operazioni di polizia.

La decisione, firmata dal giudice Mark Bennett e condivisa dai colleghi Jacqueline Nguyen e Daniel Collins, stabilisce che la Sezione 10 del No Vigilantes Act della California viola la Clausola di Supremazia della Costituzione statunitense. Secondo i giudici, la norma tenta di regolamentare direttamente le attività federali, un potere riservato esclusivamente al governo nazionale.

Le motivazioni della sentenza

I giudici hanno sottolineato che la Clausola di Supremazia impedisce agli Stati di interferire con le funzioni governative federali. La sentenza afferma che:

«Quando i Padri Fondatori hanno diviso l'atomo della sovranità, hanno posto il governo federale sotto il controllo diretto del popolo, senza interferenze collaterali da parte degli Stati. Questi ultimi non hanno alcun potere, né riservato né altro, sull'esercizio dell'autorità federale nel suo ambito di competenza».

La Corte Suprema ha più volte ribadito che le attività del governo federale devono essere esenti da regolamentazioni statali. In particolare, la Clausola di Supremazia vieta agli Stati di emanare leggi che «regolamentino direttamente gli Stati Uniti» o che «discriminino il governo federale o i suoi partner (come i contraenti)».

Cosa prevedeva la legge californiana

La Sezione 10 del No Vigilantes Act obbligava qualsiasi agente federale non in uniforme a mostrare il proprio tesserino durante lo svolgimento di operazioni di polizia. La norma si applicava a tutte le forze dell'ordine federali, con poche eccezioni, e prevedeva sanzioni penali per gli agenti che non si fossero conformati.

Secondo i giudici, questa disposizione imponeva requisiti aggiuntivi rispetto a quelli stabiliti dal governo federale, interferendo così con le modalità con cui le agenzie statunitensi conducono le proprie operazioni. La sentenza afferma che la legge californiana:

  • Tenta di regolamentare direttamente il governo federale nelle sue funzioni di polizia;
  • Si applica esplicitamente agli agenti federali;
  • Cerca di controllare come questi ultimi svolgono le operazioni di polizia;
  • Intende sovrapporsi al potere federale di decidere se, come e quando rendere pubblici i dati identificativi dei propri agenti.

In sintesi, la norma californiana regolamentava un'attività governativa e imponeva condizioni aggiuntive a quelle già stabilite a livello federale.

Implicazioni per gli Stati e il governo federale

La sentenza sottolinea che gli Stati non possono imporre regolamentazioni che incidano sulle funzioni governative federali, a meno che il Congresso non lo autorizzi esplicitamente. I giudici hanno citato precedenti della Corte Suprema secondo cui le attività federali devono essere libere da interferenze statali nel loro ambito di competenza.

Questa decisione rafforza il principio secondo cui il governo federale ha la priorità sulle legislazioni statali quando si tratta di questioni che rientrano nella sua sfera di competenza costituzionale.

Fonte: Reason